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Bruxelles seleziona 46 nuovi progetti strategici sulle materie prime critiche che richiedono investimenti per 21,1 mld

Cos’è successo
La Commissione europea (tramite il vice-presidente esecutivo Stéphane Séjourné) ha annunciato la selezione di 46 nuovi progetti strategici sotto il Critical Raw Materials Act (CRMA, in vigore dal maggio 2024). I progetti, scelti su 102 candidature, si trovano in 16 Stati membri (tra cui Germania, Francia, Italia, Polonia, Paesi Bassi) e coprono 15 delle 17 materie prime strategiche.
La ripartizione di questi progetti è la seguente: 8 di estrazione, 11 di raffinazione, 19 di reciclo e 8 integrati. I progetti strategici dell'UE salgono così a 93 (dopo i 47 selezionati nel marzo 2025), a cui si aggiungono 13 in Paesi terzi/. I nuovi progetti richiedono circa 21,1 miliardi di euro di capitale. La Commissione ha già mobilitato oltre 2 miliardi di finanziamento pubblico tramite il Fondo Innovazione e la Banca Europea per gli Investimenti.
L'obiettivo del CRMA è coprire, entro il 2030, almeno il 10% del consumo annuale dell'UE con estrazione, il 40% con raffinazione e il 25% con riciclo, e non dipendere per più del 65% da un singolo Paese terzo su qualsiasi stadio. Secondo la Commissione, con i progetti 2025-2026 si potrebbero raggiungere i benchmark di estrazione per litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno, e quelli di raffinazione/riciclo per diversi materiali chiave, soprattutto batterie e magneti.
Perché conta
Questo passaggio rappresenta la seconda fase di implementazione del CRMA, pensato per ridurre la dipendenza da Cina (soprattutto sulle terre rare) e rafforzare le filiera produttiva per batterie, difesa, aerospazio e clean tech. Tale seconda fase arriva però in un momento critico: Bruxelles sta infatti cercando di gestire tensioni commerciali con Pechino, con la sua industria automobilistica sempre più in crisi e la domanda di materiali (dalla Cina) per il riarmo e la transizione.
- Lo status di temi “strategici” permette di accelerare i permessi e facilitare l’accesso a finanziamenti, ma non garantisce né fondi né autorizzazioni né raggiungimento degli obiettivi. Molti progetti del primo round sono infatti già in ritardo;
- Il focus sul riciclo (19 progetti) è pragmatico, ma le capacità di estrazione e raffinazione restano il collo di bottiglia per raggiungere i target 2030. Senza un cambio di velocità e paradigma su questi ambiti, le ambizioni europee non avranno vita facile.
Adesso
- Entro fine 2026 la Commissione prevede un nuovo bando e valuterà se rimuovere progetti che non rispettano più i criteri esistenti. Si attende anche il lancio di un Centro Europeo per le Materie Prime Critiche per coordinare acquisti e stoccaggio;
- Il nodo resta il finanziamento e i permessi: i 21,1 miliardi stimati per i nuovi progetti non sono coperti, e il gap tra designazione e operatività è già emerso sul primo bando;
- Guardando al 2030, se i 93 progetti non si traducono in capacità effettive di estrazione, raffinazione e riciclo, l’UE resterà esposta a shock di fornitura proprio mentre aumenta la domanda di materiali per difesa e industria strategica. Il Consiglio europeo e gli Stati membri dovranno decidere se affiancare alla lista di progetti risorse e strumenti di procurement più robusti.