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Bruxelles pianifica di rinviare le sanzioni sul metano fino al 2030, ma i controlli sulle importazioni di gas restano un rebus

Cos’è successo
La Commissione europea si prepara ad adottare due raccomandazioni non vincolanti per ritardare le sanzioni previste dal controverso regolamento Ue sulle emissioni di metano (EUMR) a carico degli importatori di energia. Lo ha annunciato Céline Gauer, nuova direttrice generale per l'Energia della Commissione, durante l'audizione alla commissione Industria del Parlamento europeo dello scorso 14 luglio. Le linee guida serviranno ad aiutare le aziende a dimostrare la conformità e a sollecitare gli Stati membri a non applicare sanzioni per un periodo di tempo, lasciando al mercato lo spazio per adeguarsi.
Il regolamento, che dal 2027 imporrà agli importatori di combustibili fossili nell'Ue requisiti di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano, la procedura nota con l'acronimo MRV (Monitoring, Reporting and Verification) che obbliga le aziende a misurare le proprie emissioni secondo standard riconosciuti e a farle certificare da un ente terzo, prevede dal 2030 sanzioni fino al 20% del fatturato annuo per le importazioni che superano una soglia di intensità di metano. 17 dei 27 Stati membri avevano chiesto il mese scorso modifiche mirate alle disposizioni sulle importazioni, ma la Commissione ha scelto la via delle linee guida non vincolanti invece di riaprire il testo normativo.
Perché conta
La scelta della Commissione arriva in un contesto di forti pressioni geopolitiche e industriali che si intrecciano con la sicurezza energetica europea.
- Gli Stati Uniti minacciano di dirottare le forniture altrove: Washington, diventata il principale fornitore di gas naturale liquefatto dell'Europa, ha avvertito che le sue forniture si sposteranno verso altri mercati se l'Ue non allenta il regolamento, una leva negoziale che pesa sulle scelte di Bruxelles;
- Il differenziale di prezzo tra Asia ed Europa ha già causato deviazioni di carichi: dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz del 27 febbraio 2026, il prezzo del gas naturale liquefatto asiatico ha toccato un picco di 25,393 dollari per milione di unità termiche britanniche (BTU, l'unità di misura standard nel commercio internazionale del gas) contro circa 15-16 dollari sul mercato europeo, un differenziale che ha causato almeno sette deviazioni di carichi dall'Europa verso l'Asia nelle due settimane successive, anche se il divario si è poi ristretto a circa 2-2,5 dollari entro fine maggio;
- La verifica tecnica resta il collo di bottiglia principale: aziende dei settori chimico, petrolifero e del trading energetico segnalano che i protocolli di verifica riconosciuti e gli enti certificatori disponibili per il sistema MRV sono ancora troppo pochi, rendendo di fatto impossibile per molti importatori dimostrare la conformità nei tempi previsti dal regolamento.
Adesso
- Le linee guida diventano subito rilevanti per i tribunali nazionali: secondo Gauer, una volta adottata, la raccomandazione sarà direttamente applicabile e rilevante per le corti nazionali, rendendola lo strumento più rapido a disposizione della Commissione rispetto a una revisione legislativa completa;
- Il Consiglio discute la sicurezza degli approvvigionamenti: i rappresentanti dei governi Ue a Bruxelles sono chiamati a valutare l'impatto del regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico della regione, dopo che Repubblica Ceca, Slovacchia, Belgio, Italia, Polonia e Svezia hanno chiesto un rinvio di tre anni degli obblighi per gli importatori;
- Il think tank Clean Air Task Force contesta la proporzionalità della misura: l'organizzazione ambientalista sostiene che l'obbligo di equivalenza MRV per gli importatori non entrerà comunque in vigore prima del 1° gennaio 2027, con le prime rendicontazioni attese solo nel maggio 2028, e che una sospensione triennale delle sanzioni fino al 2030 sia quindi sproporzionata rispetto a un rischio che, in termini operativi, non esiste ancora.