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Biotech agricolo, l'Ue dice sì: 24 mesi di transizione e il biologico italiano resta fuori

Cosa è successo
Il 21 aprile 2026 il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato il regolamento sulle nuove tecniche genomiche (NGT) - conosciute in Italia anche come Tecniche di Evoluzione Assistita, TEA - chiudendo un iter legislativo avviato dalla Commissione nel luglio 2023 e sbloccato dall'accordo provvisorio con il Parlamento europeo del dicembre 2025.
- Le NGT sono tecniche che apportano cambiamenti precisi e mirati al DNA delle piante per sviluppare più velocemente varietà migliorate, comprese quelle più in grado di resistere alla siccità, alle inondazioni e ad altre sfide legate al clima.
- Si tratta di tecnologie che non esistevano nel 2001, quando fu adottata la legislazione Ue sugli OGM, motivo per cui le piante ottenute mediante NGT erano fino ad oggi soggette alle stesse norme degli OGM.
Il regolamento introduce una distinzione fondamentale tra due categorie di piante.
- La categoria NGT-1 comprende piante considerate equivalenti alle varietà convenzionali: le autorità nazionali ne verificheranno lo status, ma i loro discendenti non richiederanno ulteriori controlli. Le piante e i prodotti NGT-1 non saranno etichettati, ad eccezione di semi e altro materiale riproduttivo, consentendo agli operatori che lo desiderano di mantenere filiere prive di NGT. Alcuni tratti, tra cui la tolleranza agli erbicidi e la produzione di sostanze insetticide note, sono esplicitamente esclusi da questa categoria.
- La categoria NGT-2 comprende invece piante con modifiche genetiche più complesse, che rimangono soggette alla legislazione UE vigente in materia di OGM, incluse autorizzazione, tracciabilità ed etichettatura obbligatoria. Gli Stati membri possono scegliere di non coltivare piante NGT-2 e possono introdurre misure di coesistenza per prevenire la presenza involontaria in altri prodotti.
Sul fronte brevetti, gli sviluppatori di piante NGT-1 devono fornire informazioni sui brevetti pertinenti in una banca dati pubblica e possono indicare volontariamente le proprie intenzioni di concessione di licenze a condizioni eque. Sarà istituito un gruppo di esperti per valutare l'impatto dei brevetti sulle piante NGT. Entro un anno dall'entrata in vigore del regolamento, la Commissione pubblicherà uno studio sugli effetti della brevettazione su innovazione, disponibilità di sementi e competitività del settore.
Quanto all'agricoltura biologica, il regolamento vieta l'uso di piante NGT-1 nella produzione biologica fino a quando non saranno completate ulteriori valutazioni sulla compatibilità con i principi del biologico. Il testo deve ora essere formalmente adottato dal Parlamento europeo. Una volta adottato, entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La maggior parte delle disposizioni si applicherà dopo un periodo transitorio di 24 mesi, rendendo il nuovo quadro operativo a partire dalla metà del 2028.
Perché è importante
Il voto del Consiglio chiude oltre vent'anni di stallo normativo. Dal 2001, anno in cui fu adottata la direttiva OGM, la scienza ha prodotto tecniche di editing genomico radicalmente diverse dalla transgenesi tradizionale: CRISPR-Cas9 e metodi analoghi consentono modifiche puntiformi che, in molti casi, sono indistinguibili da mutazioni naturali o da quelle ottenibili con l'incrocio classico.
Tenere queste tecniche sotto il regime OGM, con i costi, i tempi e le barriere regolatorie che comporta, significava lasciare l'industria sementiera europea in posizione di svantaggio competitivo strutturale rispetto a competitor nordamericani, cinesi e sudamericani che operavano già con regimi più permissivi.
Confagricoltura e Copa-Cogeca hanno accolto l'accordo definendolo un "consenso storico" che conclude oltre dieci anni di discussione, sottolineando che il riconoscimento delle piante NGT-1 come equivalenti alle varietà convenzionali offre agli agricoltori strumenti concreti per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
Ma il regolamento lascia aperti nodi rilevanti. Il più critico è quello dei brevetti: la banca dati pubblica e la dichiarazione volontaria di licenza sono misure di trasparenza, non di accesso garantito. Se le grandi multinazionali sementiere brevettano le varietà NGT-1 più rilevanti - resistenza alla siccità, efficienza idrica, tolleranza ai patogeni - i piccoli selezionatori e gli agricoltori rischiano di trovarsi in una posizione di dipendenza analoga a quella già sperimentata con alcune sementi transgeniche.
E adesso?
Il passaggio formale al Parlamento europeo è l'ultimo ostacolo prima della pubblicazione in Gazzetta. Con il quadro operativo previsto per metà 2028, i prossimi due anni saranno decisivi su almeno tre fronti:
- Il primo è la costruzione del registro pubblico delle varietà NGT-1 e la definizione dei criteri di equivalenza che le autorità nazionali, in Italia il Ministero dell'Agricoltura, dovranno applicare per la verifica dello status delle piante;
- il secondo è la questione brevetti: lo studio della Commissione atteso entro un anno dall'entrata in vigore sarà il momento in cui si capirà se il mercato delle sementi NGT si concentrerà in pochi grandi player o rimarrà accessibile;
- il terzo riguarda direttamente il biologico italiano, tra i più sviluppati d'Europa, che ha ottenuto il divieto temporaneo sulle NGT-1, ma dovrà affrontare la revisione non appena la Commissione avvierà le valutazioni sulla compatibilità.
Per l'Italia, Paese con una delle filiere sementiere più articolate del continente e un comparto biologico che pesa oltre 9 miliardi di euro di fatturato, le scelte regolatorie nazionali di attuazione avranno conseguenze dirette sulla competitività delle imprese agricole nei prossimi dieci anni.