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Articolo 5 inefficace e governo decapitato in 30 minuti: il wargame russo spaventa i baltici

Cosa è successo
Il Baltic Defense Initiative (BDI), think tank lituano, ha pubblicato uno scenario intitolato “Operation Winter Storm”, un esercizio di simulazione (red teaming) che descrive un possibile attacco russo contro la Lituania (e potenzialmente gli altri Stati baltici) entro il dicembre 2027. Si tratta di uno studio dettagliato, non una previsione, pensato per evidenziare le vulnerabilità attuali della difesa dei baltici e della Nato in uno scenario realistico post-Ucraina.
- In questo ipotetico conflitto della durata di circa 90 giorni, la Russia non effettua un’invasione di terra tradizionale, ma lancia una campagna missilistica dal proprio territorio, dalla Bielorussia e dal Mar Baltico. L’attacco inizia il 3 dicembre 2027 con temperature intorno ai -7°C. In soli 30 minuti la Russia esegue un “decapitazione” del comando lituano colpendo con missili il Seimas, il Palazzo Presidenziale e il Ministero della Difesa. Contemporaneamente, intensi attacchi di guerra elettronica accecano radar e comunicazioni, mentre missili anti-radiazione distruggono le difese aeree. Missili Kalibr colpiscono le infrastrutture energetiche critiche (terminale LNG di Klaipeda e i collegamenti elettrici con gli altri Paesi). Subito dopo inizia una massiccia campagna di droni low-cost (tipo Shahed/Geran-2, Lancet e Orlan), con ondate di migliaia di velivoli al giorno che prendono di mira ponti, centrali elettriche, ospedali, acquedotti, reti di telecomunicazione e depositi di carburante.
- Nei giorni seguenti il sistema energetico collassa, il riscaldamento centralizzato (che serve oltre il 60% delle famiglie) viene messo fuori uso e, con temperature sottozero, gran parte della popolazione lituana (circa 2,8 milioni di persone) rimane senza elettricità, acqua, riscaldamento e comunicazioni. Il bombardamento prosegue per settimane, creando una grave crisi umanitaria con centinaia di migliaia di rifugiati verso la Polonia. Dopo circa due mesi di attacchi continui, la Nato invoca l’Articolo 5 ma non riesce a raggiungere un consenso rapido tra gli alleati (a causa di divisioni interne, stanchezza da altri conflitti e posizioni contrastanti di alcuni Paesi). Alla fine del 90° giorno la Russia presenta un ultimatum: i Paesi baltici accettano condizioni politiche favorevoli a Mosca oppure subiranno la stessa sorte di Vilnius. La Lituania, senza più un governo funzionante e impossibilitata a dichiarare la legge marziale, di fatto capitola. Il costo per la Russia è stimato tra i 5 e i 12 miliardi di dollari, contro danni per decine di miliardi in Lituania: un rapporto asimmetrico molto favorevole all’attaccante.
Perché è importante
Questo scenario illustra l’evoluzione della guerra ibrida e “a distanza” dopo l’esperienza ucraina. Invece di rischiare un’invasione convenzionale (che attiverebbe pienamente l’Articolo 5), la Russia sfrutta la saturazione di droni economici combinata con guerra elettronica e missili di precisione per provocare un collasso interno rapido del Paese bersaglio. Dimostra come governi centralizzati, infrastrutture energetiche poco resilienti e alleanze politiche fragili possano essere sfruttati per ottenere risultati strategici senza dover occupare fisicamente il territorio. Il rapporto ricorda e aggiorna un altro studio, oramai di dieci anni fa, compiuto dall'americana RAND Corporation, che attraverso un wargame aveva già evidenziato la vulnerabilità dei Paesi baltici a un attacco russo convenzionale.
Il rapporto RAND sosteneva che, con la postura di allora, la Nato non sarebbe stata in grado di difendere efficacemente il territorio baltico e raccomandava il dispiegamento anticipato di sette brigate pesanti (di cui tre corazzate) più un forte supporto aereo, per un costo annuo di circa 2,7 miliardi di dollari. Le critiche principali al rapporto RAND furono che sovrastimava la facilità di una vittoria russa rapida, sottovalutava le opzioni di deterrenza indiretta e proponeva soluzioni molto costose e potenzialmente provocatorie. “Winter Storm” sposta invece l’attenzione dalla minaccia di invasione di terra a quella di attacchi a distanza con droni e guerra elettronica, mostrando come le minacce siano ulteriormente evolute dopo il 2022 e rendano ancora più complesse le risposte tradizionali della Nato.
E adesso?
- Lo studio sottolinea l’urgenza di rafforzare la resilienza dei Paesi baltici e della Nato. Servono catene di comando decentralizzate, ridondanze energetiche (microreti, trasformatori di riserva, stoccaggio distribuito), produzione di massa di sistemi anti-drone economici e una maggiore preparazione civile per resistere a blackout prolungati in inverno. A livello politico, evidenzia il rischio che l’Articolo 5 diventi inefficace se manca una volontà comune immediata tra gli alleati.
- Infine, spinge verso il concetto di “total defence”, che include non solo forze armate ma anche società civile, infrastrutture rafforzate e capacità di risposta asimmetrica. In sintesi, lo studio del Baltic Defense Initiative è un campanello d’allarme utile: la sicurezza dei Paesi baltici richiede oggi non solo più armi o truppe, ma soprattutto resilienza sistemica, ridondanza e unità politica per evitare un collasso rapido di fronte a una guerra asimmetrica e a basso costo per l’aggressore.