News & BusinessPolitica Internazionale
Arctic Metagaz: la nave della flotta ombra russa che minaccia il Mediterraneo
Cosa è successo?
Il 3 marzo 2026, la nave Arctic Metagaz, che è parte della "flotta ombra" russa utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali imposte dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022, è stata colpita da un attacco esplosivo nel tratto di mare tra la Libia e Malta. La nave trasportava gas naturale liquefatto dal porto russo di Murmansk. Il ministero dei Trasporti russo ha attribuito l'attacco a droni della marina ucraina lanciati dalla costa libica, ma Kiev non ha rivendicato la responsabilità. I trenta membri dell'equipaggio sono stati soccorsi e portati a Bengasi. Da allora la nave è alla deriva, senza equipaggio, spostata dalle correnti prima nella zona SAR maltese e poi, dal 18 marzo, nelle acque libiche. A bordo si stima vi siano circa 700 tonnellate di carburante e un carico di gas naturale liquefatto di entità incerta: due serbatoi risultano intatti, ma parte del carico potrebbe essersi già disperso.
Perché è importante
Il rischio è duplice: ambientale e militare. La Protezione civile italiana ha definito "molto concreta" la possibilità di una dispersione di gas, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha dichiarato il 16 marzo che la nave "può esplodere da un momento all'altro". In caso di perdita, il carburante formerebbe una chiazza in superficie, mentre il gas evaporerebbe quasi immediatamente raffreddando l'acqua e l'aria circostanti, con danni gravi a un ecosistema che il WWF definisce già particolarmente delicato. Sul tavolo ci sono quattro opzioni, tutte ad alto rischio:
- la stabilizzazione in mare con tecnici a bordo per sigillare le falle;
- il traino verso un porto sicuro per svuotare il carico;
- il trasferimento del gas su navi specializzate (lightering), operazione particolarmente pericolosa in mare aperto;
- l'affondamento controllato in acque profonde, che però massimizza il danno ambientale.
Il caso espone inoltre una lacuna strutturale: la flotta ombra russa opera nel Mediterraneo in violazione delle sanzioni, e nessuno Stato dispone oggi di una catena di comando chiara per gestirne le conseguenze quando si materializzano fuori dalle acque territoriali.
E adesso?
Il premier maltese Robert Abela (quando la nave si trovava ancora nella zona SAR di competenza di Malta) ha sollevato la questione al Med9 il 17 marzo, contattando direttamente il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ha dichiarato che Malta ha un piano di emergenza predisposto, basato sull'uso di rimorchiatori, ma non ha fornito dettagli né tempi di attivazione. Ora che la nave è entrata nelle acque libiche, la questione si complica ulteriormente: la Libia non ha né la capacità tecnica né una struttura statale sufficientemente coesa per gestire un'operazione di recupero di questa complessità. L'appello congiunto di Italia, Francia, Spagna, Malta e Cipro alla Commissione europea non ha ancora prodotto risposte operative. La domanda di fondo rimane senza risposta: chi decide, e chi interviene, quando una nave della flotta ombra russa diventa una minaccia concreta nel Mediterraneo? O meglio, chi controlla davvero il Mediterraneo?