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Amazon prova a chiudere la porta agli agenti AI

2 min di lettura

Cosa è successo

Un giudice federale della California ha accolto la richiesta di Amazon di bloccare temporaneamente Comet, il browser agentico di Perplexity, dall’accesso alle aree protette del marketplace. Secondo Amazon, l’agente entra negli account degli utenti senza autorizzazione, raccoglie dati sensibili e maschera traffico automatico da comportamento umano. Perplexity sostiene l’opposto: Comet eseguirebbe semplicemente gli stessi passaggi che farebbe un utente autorizzato ma con meno frizione (cercare prodotti e comprare).

Perché è importante

La causa arriva mentre il computer use viene venduto come la forma più naturale della nuova interfaccia AI: non un chatbot che risponde, ma un sistema che usa il web al posto tuo.
Amazon sta cercando di fissare subito un limite molto concreto a questa promessa: l’autorizzazione dell’utente da sola non basta, serve anche quella della piattaforma.
Se questa linea prende piede, gli agenti smettono di apparire come una semplice “compressione” della volontà dell’utente e tornano a essere, agli occhi delle piattaforme, un intermediario infilato tra loro e il cliente.
La sicurezza pesa, naturalmente, ma da sola non spiega l’intensità dello scontro. In ballo ci sono l’interfaccia, il branding, le promozioni, l’upsell, i dati — tutta la relazione che una piattaforma costruisce con chi compra e che un agente può ridurre a pochi passaggi invisibili. La preoccupazione vera di Amazon è tutta lì.
Un nervo realmente scoperto, sia chiaro. Del resto, se un software compie esattamente i movimenti che farebbe un essere umano autorizzato ma “dietro le quinte”, il rapporto diretto col cliente viene meno. Ma se la delega non equivale ad autorizzazione, l’agentic web nascerà già sotto licenza, con agenti potranno realmente fare cose per noi solo finché le piattaforme accetteranno di perdere una parte del controllo che oggi esercitano sull’esperienza utente (con API e quant’altro).

E adesso?

Perplexity farà appello, quindi la partita è appena cominciata. Ma è già in salita: oltre a dover convincere gli utenti — e guardare il proprio computer operare da sé è un tipo di esperienza insolita, per usare un eufemismo — c’è già il rischio che la loro utilità effettiva possa essere castrata. Un’altra battaglia nella guerra dell’AI.

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