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All’Europa servirebbero più di 500 mld in 10 anni per ridurre la dipendenza militare dagli Usa

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All’Europa servirebbero più di 500 mld in 10 anni per ridurre la dipendenza militare dagli Usa

Cos’è successo

Nel 2026 l’Europa ha accelerato il percorso verso una maggiore autonomia strategica nella difesa. Il programma Ue Safe (150 miliardi di euro in prestiti per acquisti congiunti) ha visto l’ingresso del Canada come primo Paese terzo, mentre la Germania ha scelto la piattaforma francese ChapsVision al posto di Palantir per la propria intelligence interna. La Nato ha selezionato un mezzo svedese per sostituire i suoi aerei da ricognizione Awacs, ha appena inaugurato il Centro di Eccellenza AI a Rennes e sta spingendo le industrie europee a investire senza attendere contratti pluriennali. Parallelamente, Regno Unito, Italia e Giappone stanno sbloccando 6 miliardi di sterline (circa 7 miliardi di euro) per il Gcap (caccia stealth di sesta generazione).

I think tank più autorevoli fotografano questo momento: l’Iiss (“Defending Europe Without the United States”) stima in 10-15 anni i tempi necessari per un’Europa autonoma dal punto di vista militare; il Kiel Institute (Sparta 2.0) indica 500 miliardi di euro in 10 anni per chiudere 10 gap critici (difesa anti-aerea, droni, cloud militare, deep strike, AI). Il Munich Security Report 2026 e Csis, tra gli altri, sottolineano la doppia strategia europea: mantenere gli Usa impegnati il più possibile, mentre si prepara un pilastro continentale più robusto.

Perché conta

Il contesto è segnato da urgenza: la Russia continua gli investimenti per una guerra prolungata, incluse capacità di guerra nei fondali, il Medio Oriente rimane instabile e la competizione tra Stati Uniti e Cina non mostra rallentamenti;

  • Questi sviluppi segnano il passaggio da dichiarazioni d’intenti a investimenti e scelte operative concrete: l’Europa non si limita più a lamentare la dipendenza Usa ma sta costruendo alternative reali in AI, sovranità dati, produzione missilistica e caccia di nuova generazione;
  • Nel giro di qualche anno, l'Europa dimostrerà maggiore resilienza contro minacce russe convenzionali e ibride e capacità di gestire potenziali disimpegni americani, che di mese in mese diventano sempre più verosimili, come la questione dei battaglioni e delle brigade americane non dispiegati in Germania e Polonia dimostra;
  • La sovranità tecnologica non è più solo una questione francese o tedesca, ma diventa un'agenda condivisa Ue-Nato con partner extraeuropei selezionati. La spesa crescente è un inizio, ma non è sufficiente. Servono capacità tecnologiche e industriali, volontà politica e competenze tecniche, amministrative e anche strategiche.

Adesso

  • Entro fine 2026-inizio 2027 si attende l’approvazione dei primi grandi contratti Safe e Gcap, oltre ai test estivi delle piattaforme AI europee. Un’accelerazione permetterebbe di colmare gap urgenti (munizioni, droni, difesa anti-aerea) entro il 2030, ma richiederà il superamento di ostacoli politici, burocratici e industriali;
  • La Nato (il cui vertice annuale avrà luogo ad Ankara a luglio) e l’Ue dovranno coordinarsi meglio per avere pilastro europeo dentro l'alleanza atlantica: il successo significherebbe un’Europa più credibile come "security provider", mentre fallimento accentuerebbe divisioni tra Paesi atlantisti e sovranisti, con ripercussioni tanto sulla deterrenza continentale che nei rapporti transatlantici;
  • Sul medio termine (2027-2035) l’Europa dovrà riuscire a convertire i quasi 500 miliardi di euro in spesa militare annua in capacità operative reali. Le sfide maggiori restano la bassa ricerca europea in ricerca e sviluppo (sia civile che militare), la (conseguente) carenza di talenti, soprattutto in ambiti emergenti, dipendenze critiche da supply chain extraeuropee e consenso politico interno dovute alle differenti priorità tra capitali.

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