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Alcuni Paesi Ue chiedono esenzioni o bloccano le nuove sanzioni Russia, con il Patriarca Kirill e il fondatore di Lukoil rimossi dal 21° pacchetto

Cos’è successo
Diversi Paesi Ue stanno chiedendo esenzioni per l'ultimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e contemporaneamente bloccando delle misure proposte a Bruxelles. Questa dinamica indebolisce sia la guerra economica lanciata dall'Europa alla Russia, volta a fermare la macchina bellica di Mosca, sia la postura militare di deterrenza e difesa che si fonda, invece, sulla credibilità della forza politica europea. Il contesto è il negoziato sul 21° pacchetto di sanzioni, che includeva elenchi di persone/entità e misure economiche mirate a indebolire ulteriormente l’economia e la macchina da guerra russa.
Fonti riportano che Bulgaria e Italia avrebbero ottenuto la rimozione dal pacchetto del Patriarca Kirill (Chiesa ortodossa russa) e di Vagit Alekperov (fondatore di Lukoil). Altri Paesi (Italia, Francia, Grecia, Cipro e altri) avrebbero spinto per un ammorbidimento del divieto di ingresso Ue per combattenti russi che hanno partecipato alla guerra. Il pacchetto è stato approvato in versione “annacquata”, con molteplici compromessi per raggiungere l’unanimità necessaria.
Perché conta
- La richiesta di esenzioni e gli ostacoli a proposte avanzate segnalano l’erosione dell’unità europea sul fronte sanzioni, uno dei pilastri principali della strategia occidentale per limitare le risorse russe destinate alla guerra in Ucraina. Dopo quattro anni, la “fatica da sanzioni” sta emergendo, con Paesi che privilegiano i propri interessi economici rispetto alla pressione collettiva su Mosca;
- Le sanzioni tornano così ad essere, da strumento coercitivo unitario, in un processo negoziale frammentato, che indebolisce l’effetto cumulative, e offre a Mosca più margini per adattarsi e finanziare lo sforzo bellico;
- Si evidenziano le tensioni interne all’UE tra Stati con maggiore esposizione economica alla Russia e quelli più fermi sul sostegno a Kiev, rischiando di rendere più difficile futuri pacchetti e di indebolire la credibilità della deterrenza europea -- credibilità che rappresenta l'elemento centrale per la sicurezza europea.
Adesso
- L’Ue potrebbe dover ricorrere a meccanismi alternativi (sanzioni nazionali coordinate, pressione G7, o misure mirate extra-UE) per mantenere la pressione alta su Mosca, mentre si intensificano i negoziati interni per pacchetti futuri più “digeribili”;
- La Russia potrebbe accelerare gli sforzi di aggiramento (nuove rotte commerciali, shadow fleet, alleati) sfruttando le divisioni europee, prolungando la capacità di sostenere l’offensiva in Ucraina, e realisticamente intensificherà le campagne di disinformazione e ibride volte ad aumentare il proprio consenso tra i cittadini dell'Ue;
- Per l’Ucraina e i sostenitori più fermi (Baltici, Polonia, Paesi nordici) aumenta la necessità di diversificare gli aiuti (armi, supporto economico diretto) e di spingere per una strategia più multilaterale, inclusa possibile revisione del ruolo della Nato o accordi bilaterali più forti.