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Al-Qaeda e Isis sono indeboliti 25 anni dopo l'11 settembre ma sopravvivono attraverso i loro affiliati

Cos’è successo
Il Soufan Center, think tank statunitense di analisi sulla sicurezza fondato dall'ex agente Fbi Ali Soufan, ha pubblicato in occasione del 25° anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001 un'analisi sullo stato del jihadismo globale. Secondo il report, al-Qaeda è ormai "l'ombra di se stessa": il suo vertice, guidato dall'anziano Saif al-Adel, vivrebbe da vent'anni in una sorta di arresti domiciliari in Iran (secondo altre fonti si sarebbe spostato in Afghanistan), e il gruppo non riesce a mettere a segno un attacco di rilievo in Occidente da anni, mentre la sua propaganda fatica a fare presa sulle nuove generazioni.
Anche lo Stato islamico (Isis), che ad al-Qaeda si era sostituito costruendo un proto-stato nel Levante, risulta fortemente indebolito dalla campagna internazionale di contrasto guidata dagli Stati Uniti, tra offensive di terra e attacchi con droni. Entrambi i gruppi, tuttavia, sopravvivono "per procura" attraverso reti di affiliati regionali.
Perché conta
Il report individua tre dinamiche principali dietro questa sopravvivenza indiretta:
- Alcune filiali di al-Qaeda, come Jnim nel Sahel e al-Shabaab in Somalia, controllano ampi territori e dispongono di risorse economiche consistenti, dimostrando capacità sia militari che di governo locale;
- L'affiliato dell'Isis in Asia centro-meridionale, Islamic State Khorasan Province (Is-K), ha mostrato di poter condurre operazioni esterne, come gli attacchi in Iran e Russia nel 2024 e diversi tentativi sventati in Europa, tra cui Vienna e Parigi;
- La provincia saheliana dell'Isis ha rivelato intenzione e capacità di organizzare piani transnazionali verso il Nord Africa e la Penisola iberica.
Adesso
Il Soufan Center avverte inoltre sui rischi di un approccio distratto alla minaccia jihadista, indicando tre elementi da monitorare:
- L'attenzione occidentale, oggi concentrata su Ucraina, Iran e competizione tra grandi potenze, riduce risorse e personale destinati al contrasto del terrorismo, lasciando spazio a gruppi ancora fedeli ad al-Qaeda e Isis;
- Il fenomeno del cosiddetto "fast-food terrorism", ovvero la radicalizzazione rapida di individui giovani spinti più da rabbia o ricerca di visibilità che da un reale credo ideologico, richiede risposte diverse dal solo approccio di polizia e intelligence usato durante la guerra al terrorismo;
- La lezione dei 25 anni trascorsi è che i progressi ottenuti sono costati investimenti e sacrifici enormi, e che l'errore più pericoloso sarebbe l'abbassamento della guardia.