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AI, lavoro e produttività: dove si gioca il vero vantaggio competitivo europeo
Cosa è successo?
Il report Agents, Robots and Us del McKinsey Global Institute quantifica con maggiore precisione l’impatto dell’AI sul lavoro. Nelle economie avanzate, oltre il 50% delle ore lavorate potrebbe essere automatizzato con tecnologie già disponibili, soprattutto in amministrazione, customer service, contabilità, programmazione di base e operations. Non si tratta di sostituire interi ruoli, ma di scomporli: l’AI prende in carico task ripetitivi e ad alta intensità informativa, mentre le persone restano centrali su decisioni, gestione delle eccezioni e relazione. In parallelo, la domanda di competenze legate all’AI è cresciuta di 7 volte dal 2022, segnalando un rapido spostamento del mercato del lavoro.
Perché è importante?
Per Italia ed Europa l’effetto è diretto sulla produttività, oggi stagnante. Il report mostra che oltre il 70% delle competenze attuali resta valido, ma cambia il modo in cui vengono utilizzate. Il rischio principale non è la perdita di posti, bensì una adozione asimmetrica: grandi imprese e settori avanzati aumentano produttività e margini, mentre PMI e pubblica amministrazione restano indietro, ampliando il divario economico e territoriale.
E adesso?
La leva non è solo formare “più data scientist”, ma ripensare i ruoli. Servono programmi mirati di reskilling operativo, incentivi all’adozione dell’AI nei processi core delle PMI e integrazione tra politiche del lavoro e industriali. Chi riesce a combinare persone, agenti AI e automazione nei processi quotidiani costruirà il vero vantaggio competitivo del prossimo decennio.