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AI e lavoro tech: meno ingressi, più pressione sui senior
Cosa è successo?
Il mercato del lavoro tech si sta restringendo dal basso. Dal periodo post-pandemico, le assunzioni entry-level sono diminuite del 50% nelle big tech e del 30% nelle startup. Secondo Pluralsight, l’AI ha automatizzato proprio le attività che costituivano l’ingresso naturale per i junior. Parallelamente, i costi di assunzione sono esplosi: l’89% delle aziende afferma che assumere costa più che fare upskilling, e nel 2025 l’86% delle imprese USA ha speso oltre 5.000 dollari per ogni nuovo hire, contro il 49% dell’anno precedente.
Perché è importante?
Il problema non è solo occupazionale, ma strutturale. Eliminando i ruoli junior, le aziende stanno interrompendo la pipeline di competenze future, in particolare in settori già sotto stress come cybersecurity, dove solo il 14% delle organizzazioni si dichiara oggi adeguatamente preparata. Nel frattempo, i senior non vengono sostituiti dall’AI: al contrario, diventano indispensabili per supervisionare sistemi che producono output non sempre affidabili. Questo aumenta carichi di lavoro e rischio burnout, aggravato dal fatto che i team sono spinti a diventare “Swiss Army knife” (AI + security + cloud), spesso senza risorse aggiuntive.
E adesso?
Nel 2026 le aziende si dividono tra chi taglia e chi costruisce. Le prime risparmiano oggi ma rischiano una carenza cronica di competenze domani; le seconde investono in upskilling interno, mobilità laterale e nuovi modelli di entry-level. Per i professionisti senior, il contesto cambia: il valore non è solo tecnico, ma nella capacità di validare, spiegare e rendere affidabile l’AI. Il lavoro umano non scompare: diventa più raro, più costoso e più strategico.