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Agroalimentare italiano a 71,6 miliardi di export: Germania primo importatore

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Agroalimentare italiano a 71,6 miliardi di export: Germania primo importatore

Cosa è successo

Il settore agroalimentare italiano vale 253 miliardi di euro di fatturato e 71,6 miliardi di export, con Germania (8,2 miliardi), Stati Uniti (7,4 miliardi) e Francia (6,6 miliardi) come principali mercati di destinazione. È questo il quadro strutturale da cui parte l'indagine Format Research per Agronetwork, condotta su 1.000 consumatori italiani tra marzo e aprile 2026, che analizza come le tendenze salutistiche stiano ridisegnando i consumi alimentari degli italiani.

Per categoria, i prodotti vegetali e il dolciario guidano l'export con il 13% ciascuno, seguiti da vini, mosti e aceto al 12%. La componente food industry da sola genera 191,2 miliardi di fatturato e 59,3 miliardi di export, con 477.050 addetti distribuiti su 51.005 imprese industriali.

Perché è importante

Il dato più rilevante per il comparto è la tenuta strutturale della domanda interna su prodotti tradizionali, in controtendenza rispetto alla narrativa dominante sulle nuove diete. Negli ultimi cinque anni la crescita dei consumi di alimenti percepiti come salutari si concentra su frutta secca (42%) e legumi e proteine alternative (38%), categorie pienamente coerenti con la dieta mediterranea, mentre restano marginali i prodotti funzionali e di nicchia come barrette proteiche e sostituti del pasto. Gli over 35, che rappresentano la quota maggioritaria della spesa alimentare, privilegiano prodotti tradizionali e meno processati: frutta secca al 45%, legumi al 39%.

Sul fronte delle rinunce, la pressione si concentra su categorie precise: zucchero (76% lo ha ridotto o eliminato), salumi e carni lavorate (73%), bevande gassate (73%), carni rosse (68%). La pasta invece rimane sostanzialmente stabile: solo il 35% dichiara di consumarne meno rispetto a cinque anni fa, il dato più basso dell'intera lista. Il vino registra una riduzione nel 52% dei rispondenti, con un elemento generazionale da tenere presente: tra i giovani, latte, olio di semi e vino sono i prodotti ridotti in misura maggiore rispetto agli adulti.

C'è però una tensione di fondo che la ricerca mette in luce: il 42% degli italiani, e il 55% degli under 35, ritiene che mangiare sano penalizzi il piacere di mangiare. Una percezione che incide direttamente sulla continuità dei comportamenti: le scelte salutistiche si traducono in abitudini stabili nel 39% dei casi, mentre il 44% le adotta solo occasionalmente.

E adesso?

  • Il profilo del consumatore che emerge è quello di un mercato diviso per generazione più che per reddito. Gli adulti over 35 rappresentano la domanda più consolidata per i prodotti tradizionali del Made in Italy, olio Evo, pasta, formaggi, con comportamenti di acquisto stabili e poco esposti alla variabilità dei trend.
  • I giovani invece si muovono in modo più frammentato, con una maggiore apertura a proteine alternative e prodotti funzionali ma anche una sensibilità più alta al prezzo, che diventa il secondo criterio di scelta dopo il gusto al 49%. Per il comparto agroalimentare italiano, la sfida nei prossimi anni non è difendere la dieta mediterranea dai modelli alternativi, che restano marginali, ma comunicarne la coerenza con le aspettative salutistiche di un consumatore giovane che la considera ancora valida ma "un po' superata".

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