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Africa al centro della sicurezza energetica europea: il gas come leva geopolitica

3 min di lettura

Cosa è successo?

A dicembre 2025 il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per eliminare progressivamente le importazioni di gas russo: stop ai contratti di breve periodo dal 2026 e divieto ai contratti LNG di lungo termine dal gennaio 2027, con la fine del gas via pipeline entro l’autunno 2027. La misura, parte integrante della strategia REPowerEU, colpisce un flusso che vale ancora circa il 13% delle importazioni di gas dell’UE (oltre 15 miliardi di euro l’anno). In parallelo, gli Stati membri dovranno presentare piani nazionali di diversificazione sotto una supervisione rafforzata della Commissione. Il segnale al mercato è chiaro: l’Europa cerca fornitori alternativi, affidabili e di lungo periodo. In questo contesto, l’Africa emerge come candidata naturale, grazie a riserve consistenti e a una posizione geografica strategica.

Perché è importante?

La svolta europea crea un cambio di regime per i produttori africani di gas. Con circa 620 trilioni di piedi cubi (tcf) di riserve provate, di cui 129 tcf nel bacino di Rovuma (Mozambico-Tanzania) e 113 tcf nel Delta del Niger, il continente dispone di un potenziale capace di incidere sugli equilibri globali. Il Nord Africa (Algeria, Egitto, Libia) resta il perno iniziale grazie alle infrastrutture esistenti, ma nel medio periodo crescerà il peso di Africa occidentale e orientale come “swing suppliers” tra Atlantico e Indo-Pacifico, in grado di arbitrare tra Europa e Asia. Il 2025 ha segnato un punto di svolta operativo: avvio del progetto Greater Tortue Ahmeyim (GTA) tra Mauritania e Senegal, Congo LNG Phase 2, e ripartenza dei grandi progetti in Mozambico. Per l’UE, questa flessibilità e scalabilità aumentano la resilienza; per l’Africa, si apre una finestra per attrarre investimenti di lungo periodo in un quadro regolato e trasparente.

E adesso?

La sfida è bilanciare export e sviluppo interno. Con oltre 600 milioni di persone senza accesso all’elettricità e 900 milioni senza soluzioni di cottura pulita, l’Africa non può limitarsi a un modello estrattivo orientato solo all’export. Le proiezioni indicano che la domanda africana di gas crescerà del 60% entro il 2050. Nuove architetture contrattuali, come le domestic market obligations integrate nei progetti LNG, offrono una via d’uscita: il caso GTA destina volumi fissi al mercato domestico di Mauritania e Senegal, collegando crescita delle esportazioni e industrializzazione locale. Come sottolinea African Energy Chamber, l’obiettivo è far sì che la domanda globale finanzi elettrificazione, industria e occupazione nel continente. Il 2026 sarà decisivo: con l’Europa che guarda a sud per la sicurezza energetica, l’Africa può trasformare la geopolitica del gas in prosperità diffusa, a condizione di negoziare da una posizione di forza e con priorità chiare.

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