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85 miliardi di fondi agricoli dirottati all'Ucraina e guerra in corso: i nodi che bloccano l'adesione di Kiev all'Ue

Cosa è successo
Nel 2022, quattro giorni dopo l'inizio dell'invasione russa, l'Ucraina ha presentato domanda di adesione all'Ue. Da allora i negoziati per cluster tematici sono formalmente aperti, ma il dossier è politicamente bloccato. Zelensky preme per entrare entro il 2027 per due ragioni: ottenere il riconoscimento dei progressi riformatori compiuti in condizioni di guerra e trasformare la membership in garanzia di sicurezza in un eventuale accordo con Mosca.
Il Consiglio europeo del 19 marzo 2026 ha però ignorato il tema, e il cancelliere tedesco Merz ha dichiarato esplicitamente che un'adesione entro il 2027 non è possibile. La Commissione, con Von der Leyen, propone il cosiddetto reverse enlargement, accesso anticipato al mercato unico prima del completamento delle riforme, ma né gli Stati membri né Kyiv la vogliono.
Perchè è importante
I nodi sono quattro. Sul piano della sicurezza: ammettere l'Ucraina prima della fine del conflitto significherebbe importare una guerra attiva dentro i confini dell'Unione, eliminando la cintura che oggi separa l'Ue dalla Russia;
- Sul piano economico: con circa 40 milioni di ettari agricoli, Kyiv diventerebbe il primo beneficiario PAC, una stima di 85 miliardi in sette anni secondo Bruegel, riscrivendo gli equilibri di bilancio a danno degli attuali percettori netti;
- Sul piano democratico: i dati Freedom House collocano l'Ucraina tra il 39 e il 40%, sotto Romania e Bulgaria all'adesione, anche se in linea con Serbia e Montenegro già nei negoziati. Il quarto nodo è il più scomodo: il caso ungherese dimostra che la membership non garantisce tenuta democratica, indebolendo la principale giustificazione per un processo merit-based rigido.
E adesso?
- Lo scenario più probabile resta il compromesso procedurale proposto dalla commissaria all'Allargamento Marta Kos: accelerazione formale dei cluster negoziali senza date vincolanti, sufficiente a mantenere Kyiv ancorata all'Ue senza impegnare gli Stati membri su scadenze reali;
- La caduta di Orbán rimuove il principale veto esplicito, ma la resistenza diffusa tra le capitali rimane. Zelensky, consapevole del valore negoziale dell'adesione in un futuro accordo con Mosca, non accetterà soluzioni intermedie a tempo indeterminato. La partita vera si giocherà dopo il cessate il fuoco: è lì che si misurerà se l'ancoraggio europeo regge o si trasforma nell'ennesima promessa disattesa.