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65 miliardi ai cantieri, ma l'80% delle navi Usa è in ritardo: il Pentagono studia design giapponesi e sudcoreani

Cosa è successo
Il Dipartimento della Marina americana ha richiesto 65,8 miliardi di dollari per la costruzione navale, la cifra più alta dagli anni '60, con un aumento del 46-50% rispetto al FY2026. In termini di paragone, questa cifra ammonta all'intera spesa militare di Paesi come Francia o Gran Bretagna. Questi fondi finanziano l’acquisto di 34 nuove navi (18 da combattimento e 16 ausiliarie), tra cui sottomarini Columbia e Virginia, una nuova fregata FF(X), un cacciatorpediniere Arleigh Burke e varie unità anfibie e logistiche. Nonostante questo stanziamento record, i cantieri navali americani continuano a soffrire di problemi cronici: oltre l’80% delle navi in costruzione è in ritardo (anche di 3 anni o più), costi esplosi per sovraccarico di lavoro, carenza di manodopera qualificata (età media elevata) e fragilità della catena di fornitura.
La capacità produttiva è limitata e rende difficile raggiungere gli obiettivi di espansione della flotta. Proprio in questo contesto, il 24 aprile 2026 USNI News ha rivelato che il Pentagono ha inserito 1,85 miliardi di dollari (in parte con fondi di riconciliazione) per due studi specifici su fregate e cacciatorpedinieri. L’obiettivo è valutare l’adozione di design stranieri e la produzione o co-produzione di componenti presso cantieri giapponesi e sudcoreani per accelerare l’integrazione nella flotta della US Navy. Il Pentagono ha diretto esplicitamente la Marina a concentrarsi su Giappone e Corea del Sud per la loro elevata “producibility”. Tra i design considerati: Fregata Mogami-class giapponese (di Mitsubishi Heavy Industries); Fregate Daegu-class e cacciatorpediniere Aegis sudcoreani (Sejong the Great-class e varianti). Non si tratta ancora di contratti, ma di studi di fattibilità per possibili partnership industriali.
Perché è importante
Questo approccio rappresenta un cambiamento storico nella politica di costruzione navale militare Usa: per la prima volta dalla fine dell’Ottocento, gli Stati Uniti valutano seriamente di adottare, co-produrre o integrare componenti di grandi navi da combattimento con alleati asiatici, superando parzialmente le restrizioni “Buy American”.
- In pratica, sarà possibile l'adozione di scafi stranieri maturi (con sistemi di combattimento americani come Aegis), la costruzione di moduli in Asia e assemblaggio negli Usa (o investimenti diretti, come quello di Hanwha nel Philly Shipyard). La decisione cambia significativamente la globalizzazione dell'industria della difesa osservata negli ultimi tre decenni che finora non aveva mai visto attori di primo piano, e ancora meno gli Stati Uniti, affidarsi a produttori stranieri in siti produttivi all'estero;
- Da una parte, questo cambio di rotta è rilevante in quanto si allinea alla geopoliticizzazione delle catene del valore mondiale. Dall'altra, esso evidenzia anche i problemi strutturali della manifattura statunitense, specie nella cantieristica. Precisamente, la US Navy sta perdendo terreno quantitativo rispetto alla Cina, che ha una capacità produttiva navale di gran lunga superiore. Nonostante i 65,8 miliardi di dollari stanziati, i cantieri USA non riescono a convertire i fondi in navi operative con la rapidità necessaria a causa dei ritardi sistematici e dei costi fuori controllo.
E adesso?
- Ci sono implicazioni importanti anche per l'Europa e le sue aziende. Fincantieri, in particolare, tramite Fincantieri Marinette Marine, era prime contractor del programma Constellation-class (derivato dal programma italo-francese per fregate multiruolo FREMM), ma il progetto ha accumulato ritardi e costi elevati e gran parte delle unità è stata cancellata (solo le prime due navi proseguono);
- L’apertura a design asiatici più rapidi e collaudati introduce concorrenza diretta e rafforza la spinta del Pentagono verso soluzioni che garantiscano consegne veloci. Tuttavia, Fincantieri ha una solida esperienza internazionale e potrebbe posizionarsi per partnership miste, fornitura di componenti ad alto valore o ruoli in futuri programmi ibridi.