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6 temi caldi al centro dell'incontro Trump-Xi di questa settimana

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6 temi caldi al centro dell'incontro Trump-Xi di questa settimana

Cos’è successo

Il presidente Usa Donald Trump accoglie questa settimana il leader cinese Xi Jinping per il loro secondo incontro dell'anno, nel tentativo di stabilizzare una relazione sotto pressione su più fronti, dal commercio a Taiwan fino alla guerra in Iran, in un contesto segnato anche dalle preoccupazioni globali sull'intelligenza artificiale.

Xi arriva a Washington mercoledì, la prima visita in oltre un decennio: nei quattro mesi trascorsi dall'ultimo vertice tra i due leader a Pechino, a maggio, la Cina ha visto un'impennata del proprio commercio con il resto del mondo, mentre Trump, alle prese con la guerra in Iran e con indici di gradimento in calo, cerca vittorie economiche da rivendicare davanti a un'opinione pubblica scontenta per il rialzo dei prezzi.

Perché conta

Il vertice vero e proprio si terrà giovedì alla Casa Bianca. Questi i sei dossier principali sul tavolo.

  • Tregua commerciale o ritorno alla guerra dei dazi: i mercati osservano se verrà prorogata la tregua tariffaria in scadenza il 10 novembre, con gli operatori concentrati sui progressi di una riduzione reciproca dei dazi su beni per 30 miliardi di dollari;
  • Aerei e prodotti agricoli: Trump punta a vittorie commerciali in vista del voto di midterm di novembre, tra acquisti di aerei Boeing (fino a 750 secondo l'ipotesi di maggio, ma senza segnali di nuovi ordini imminenti) e l'impegno cinese ad acquistare almeno 17 miliardi di dollari l'anno di prodotti agricoli Usa fino al 2028, specialmente soia;
  • Il controllo cinese sulle terre rare: Pechino chiede il rinvio delle restrizioni Usa sulla tecnologia avanzata, Washington chiede l'allentamento dell'export di terre rare e minerali critici, di cui la Cina controlla fino al 70% dell'estrazione mondiale, un peso che ha reso Trump insolitamente cauto in vista del summit;
  • Taiwan: gli alleati asiatici temono che Trump possa annacquare il sostegno all'isola per assicurarsi vittorie economiche: Pechino spera in una dichiarazione più esplicita di opposizione all'indipendenza taiwanese, oltre il consueto "non sosteniamo" usato finora da Washington;
  • La guerra in Iran: la Cina resta il maggiore acquirente di petrolio iraniano e Washington la considera l'interlocutore chiave per fare pressione su Teheran, ma finora Pechino ha mostrato scarsa disponibilità a farlo, nonostante il giro di vite economico Usa contro l'Iran annunciato il mese scorso;
  • L'intelligenza artificiale: un possibile terreno di cooperazione, con Bessent che ha già discusso con Pechino l'avvio di un dialogo bilaterale sull'AI, ma la forte competizione tra i due Paesi rende improbabile andare oltre accordi simbolici, tanto che Trump ha detto esplicitamente che “chi vince questa gara, prende tutto”.

Adesso

  • Se prevale la ricomposizione, il vertice potrebbe tradursi in una proroga della tregua tariffaria, nuovi ordini Boeing e impegni cinesi sull'agricoltura, insieme all'avvio formale di un dialogo Usa-Cina sull'intelligenza artificiale: un esito che darebbe a Trump la vittoria economica che cerca in vista del voto di midterm, e a Xi la stabilità commerciale che gli serve mentre gestisce la leva delle terre rare;
  • Se prevale invece la rottura, un mancato accordo su dazi e terre rare entro il 10 novembre riaprirebbe la guerra commerciale con tariffe sopra il 100% già viste in passato, mentre un'eventuale linea dura di Pechino su Taiwan o un nuovo stallo sulla pressione a Teheran alimenterebbero le tensioni geopolitiche proprio nel mezzo della guerra in Iran e delle elezioni di midterm americane.

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