News & BusinessPolitica Internazionale
5 parole, 5 crisi, le espressioni che hanno segnato i discorsi sullo stato dell'Unione di von der Leyen dal 2020 al 2025

Cos’è successo
Ogni edizione del discorso sullo Stato dell'Unione di Ursula von der Leyen ha avuto una parola-chiave dominante, e ognuna corrisponde a un periodo storico preciso. Nel 2020 la parola più ripetuta è stata "NextGenerationEU": Ursula von der Leyen la ripete per lanciare e legittimare lo strumento di debito comune appena creato per rispondere al Covid, la prima risposta economica condivisa a un'emergenza sanitaria che aveva bloccato l'intera Unione.
Nel 2021 la parola più ripetuta è stata "libertà": con le campagne vaccinali ormai avviate, il discorso si sposta sui diritti, in risposta alla crisi migratoria orchestrata dalla Bielorussia ai confini di Polonia, Lituania e Lettonia, e agli omicidi di giornalisti come Daphne Caruana Galizia, temi che spingono Bruxelles a rivendicare i valori fondanti dell'Unione. Nel 2022 la parola più ripetuta è stata "Ucraina": l'invasione russa di febbraio impone un discorso interamente costruito attorno al sostegno militare e finanziario a Kyiv, con la presenza in aula della first lady Olena Zelenska. Nel 2023 la parola più ripetuta è stata "clean": la Commissione risponde alla concorrenza sleale cinese sui veicoli elettrici con l'inchiesta anti-sussidi annunciata nello stesso discorso, mentre il rapporto Draghi sulla competitività, appena commissionato, sposta l'agenda dall'emergenza bellica alla tenuta industriale europea. Nel 2025 la parola più ripetuta torna a essere 'Ucraina': la guerra non si è conclusa, la Russia intensifica gli attacchi con droni e missili, viola per la prima volta lo spazio aereo polacco, e migliaia di bambini ucraini restano deportati, come racconta la storia di Sasha aperta nello stesso discorso.
Perché conta
- La scelta lessicale di ogni discorso non è retorica: segue in modo quasi meccanico l'emergenza politica dominante di quell'anno, dalla sanità pubblica alla guerra, dalla competitività industriale di nuovo alla guerra;
- Il ritorno della parola "Ucraina" nel 2025, dopo che nel 2023 il tema era stato superato da quello industriale, segnala che il conflitto non si è affatto stabilizzato: è tornato a essere l'urgenza numero uno, complice l'escalation di droni russi su territorio Nato;
- La sequenza mostra una Commissione che reagisce agli eventi più che anticiparli: ogni parola-chiave arriva a valle di una crisi già esplosa (pandemia, Bielorussia, invasione, concorrenza cinese, escalation russa), non come visione proattiva.
Adesso
- Il discorso del 16 settembre 2026 dirà se la guerra in Ucraina resta il tema dominante per il secondo anno consecutivo, o se la Commissione riesce a spostare stabilmente l'agenda sulla competitività industriale, come tentato nel 2023;
- Il Reparations Loan basato sugli asset russi congelati, proposto nel discorso 2025, non è passato così come annunciato: a dicembre i leader Ue hanno finanziato l'Ucraina per i prossimi due anni tramite un prestito garantito da 24 Stati membri, non con l'uso diretto degli asset russi. Nel discorso 2026 è da vedere se von der Leyen tornerà a insistere sulla formula originaria o se la darà per archiviata;
- Al centro dell'agenda politica c'è ora il negoziato sul bilancio pluriennale 2028-2034: è il tipo di scontro istituzionale che in passato ha prodotto parole-simbolo legate a strumenti finanziari precisi (com'è stato "NextGenerationEU" nel 2020). Vale la pena verificare se anche il 2026 produrrà un termine-annuncio equivalente, legato al nuovo bilancio o alla roadmap "One Europe, one market".