News & BusinessPolitica Internazionale, Sicurezza & Resilienza, Energia
5 cose da sapere sui 14 mld del fondo Ue per la difesa SAFE che fa discutere la politica italiana

Cos’è successo
L'annuncio sul potenziale accesso dell’Italia ai prestiti del programma Ue per la difesa SAFE ha riacceso le tensioni politiche interne alla maggioranza di governo, ma anche il dibattito in seno all’opposizione. Durante l'audizione parlamentare sugli esiti del vertice Nato di Ankara, le dichiarazioni dei ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e della Difesa, Guido Crosetto, hanno evidenziato un approccio prudente e alcune differenze di impostazione nella comunicazione sulla gestione dei fondi. Se da un lato il titolare della Farnesina ha annunciato la ‘prenotazione’ della quota massima di 14,9 miliardi di euro entro la fine dell'anno, dall'altro l'esecutivo ha precisato che l'utilizzo effettivo sarà inferiore, stimato tra i 6 e i 9 miliardi.
Questa presa di posizione evidenzia la volontà di presentare la misura non come un incremento della spesa militare, ma come una scelta finanziaria tecnica in alternativa all'emissione di BTP. La Lega, forza di maggioranza, ha sottolineato la necessità di lasciare al Parlamento l’ultima parola sulla questione.
Perché conta
Questo è un elemento chiave per comprendere la struttura e il funzionamento dello strumento europeo Safe.
- L'Italia ha opzionato il tetto massimo di 14,9 miliardi di euro ma deciderà solo a fine anno la cifra reale da impiegare, la quale oscillerà tra i 6 e i 9 miliardi;
- Adottato nel maggio 2025, il programma Safe (Security Action for Europe) mette a disposizione 150 miliardi di euro complessivi - in prestiti Ue a lungo termine con scadenza a 45 anni e 10 anni di preammortamento;
- Finora 19 Paesi membri hanno richiesto circa 127 miliardi totali, mentre Stati ad alto rating come Germania e Paesi Bassi non hanno aderito poiché non ne trarrebbero vantaggi finanziari;
- Le risorse finanziano acquisti urgenti in settori chiave tra cui munizioni, artiglieria, droni, sistemi anti-drone, difesa aerea e cyber-sicurezza;
- I finanziamenti incentivano gli appalti congiunti tra almeno due Stati e impongono che non più del 35% dei componenti provenga da Paesi extra Ue, con l’obiettivo di tutelare l'industria continentale.
Adesso
- L'ambiguità italiana nasce dalla necessità dell'esecutivo di bilanciare le pressioni per il rispetto degli impegni Nato con la difficoltà di rivendicare nuovo debito per il riarmo, proponendo l'operazione da semplice ottimizzazione tecnica di bilancio;
- L'iter italiano richiederà la definizione del piano di investimento da parte dei ministeri della Difesa e dell'Economia entro fine anno e i successivi adempimenti previsti dall'ordinamento nazionale, inclusi gli eventuali passaggi parlamentari e di programmazione finanziaria.
- Sul piano europeo, la Commissione valuterà la richiesta italiana e il relativo piano di investimento; una volta completata la procedura prevista dal regolamento SAFE, sarà sottoscritto l'accordo di prestito che consentirà l'erogazione delle risorse.