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41 sindaci da 6 continenti firmano il primo patto globale per regolare i data center urbani che consumano come 100.000 famiglie ciascuno

Cos’è successo
Il 23 giugno, durante la London Climate Action Week, 41 sindaci da 6 continenti hanno firmato il Global Urban Data Centres Pact, il primo tentativo coordinato da parte delle amministrazioni locali di dettare le condizioni all'industria dei data center.
L'iniziativa è nata da C40 Cities dopo che i sindaci di Phoenix e Melbourne si sono trovati ad affrontare gli stessi problemi: impianti che consumano quantità enormi di elettricità e acqua, competono con l'edilizia abitativa per il suolo disponibile e fanno salire le bollette dei residenti. Tra i firmatari: Londra, Milano, Barcellona, Mumbai, Nairobi, Oslo, Miami, Boston, Montreal. Il messaggio è esplicito: o i data centre si integrano nelle città, o le città useranno gli strumenti di pianificazione per bloccarli.
Perché conta
Il consumo elettrico dei data center è quasi raddoppiato tra il 2022 e il 2026, da 460 a 1.050 TWh, con una crescita del 15-20% annuo contro il 3% della domanda generale. La pressione si legge su tre fronti: energetico, geopolitico e di governance:
- Energia e comunità: un singolo impianto AI-focused consuma quanto 100.000 famiglie. Phoenix ha introdotto norme di zonizzazione che confinano i data center nelle aree industriali. Stoccolma riutilizza il calore residuo per riscaldare migliaia di abitazioni. Città del Capo ha aperto canali di accesso diretto alle rinnovabili. Milano è citata come caso-studio per il Decreto Metropolitano n. 122 del 2025 e la Legge Regionale Lombarda n. 11 del giugno 2026, che introduce approvazioni accelerate per progetti con energia carbon-neutral e recupero del calore;
- Geopolitica: a marzo 2026 droni iraniani hanno colpito per la prima volta infrastrutture cloud commerciali di AWS negli Emirati e in Bahrain, trattando i data center come obiettivi militari. La concentrazione urbana degli impianti ha smesso di essere solo un problema ambientale: è diventata una questione di sicurezza fisica;
- Governance: il Patto è una dichiarazione di potere contrattuale collettivo. Senza un fronte comune, le aziende scelgono semplicemente le città troppo deboli per chiedere condizioni migliori. Il rischio non è l'AI in sé, ma un modello di sviluppo che estrae risorse e lascia le comunità ad assorbire i costi.
Adesso
- Nessuna città del Sud-Est asiatico ha firmato, per ragioni legate a politiche nazionali: un punto cieco critico, dato che la regione ospita oltre 2.000 data center e il suo fabbisogno energetico raddoppierà nei prossimi cinque anni;
- Seattle ha approvato una moratoria di un anno sulle nuove costruzioni per analizzare l'impatto su rete elettrica, consumo idrico, prezzi delle utility e suolo urbano;
- La posta in gioco finanziaria è enorme: i "Magnificent Seven" spenderanno fino a 650 miliardi di dollari in capex nel 2026. La tenuta politica del Patto dipenderà dalla capacità dei sindaci di trasformare la pressione collettiva in strumenti di pianificazione vincolanti.