News & BusinessPolitica Internazionale, Sicurezza & Resilienza
4 motivi per cui contano le dimissioni del "re dei droni" dell'esercito americano

Cos’è successo
Il segretario dell'Esercito Dan Driscoll ha rassegnato le dimissioni al presidente Donald Trump, secondo fonti citate da CNN. La notizia, anticipata dal Wall Street Journal, arriva dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth e a sei mesi dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che non mostra segnali di conclusione.
Driscoll, veterano dell'esercito e amico di lunga data del vicepresidente JD Vance, non ha ancora una data ufficiale di uscita: in genere subentrerebbe come segretario ad interim l'attuale sottosegretario Mike Obadal, colonnello dell'esercito in pensione ed ex pilota delle forze speciali.
Perché conta
- Driscoll era il volto della modernizzazione dell'esercito. A differenza di Hegseth, la cui gestione del Pentagono è stata segnata soprattutto da battaglie sulle cosiddette culture war, Driscoll si è concentrato sulla modernizzazione delle forze e degli equipaggiamenti, tanto che lo stesso Trump aveva iniziato a chiamarlo "the drone guy" per il suo lavoro sulla tecnologia dei droni. La sua uscita lascia un vuoto proprio sul fronte dell'adattamento dell'esercito americano alla guerra moderna, in un momento in cui i droni sono diventati centrali in ogni conflitto in corso.
- Le dimissioni arrivano al culmine di uno scontro istituzionale con Hegseth. Driscoll aveva difeso pubblicamente davanti al Congresso, ad aprile, il generale Randy George, capo di stato maggiore dell'esercito licenziato da Hegseth, dicendo di non conoscere "nessuno con più rispetto" per lui. George non è un caso isolato: Hegseth ha rimosso o spinto alle dimissioni anche il vice capo di stato maggiore generale James Mingus, il capo dell'Army Transformation and Training Command generale David Hodne, il capo cappellani generale William Green Jr., il direttore dello Stato maggiore congiunto generale Douglas Sims e, più di recente, il generale Christopher Donahue, comandante delle forze Usa in Europa e Africa, ritiratosi la scorsa settimana dopo che Hegseth non lo aveva nominato per un nuovo incarico.
- Il suo legame con Vance e Trump lo rendeva un caso politico a sé. Driscoll e Vance sono stati compagni di corso a Yale Law School e sono rimasti amici stretti; Driscoll aveva costruito un rapporto diretto anche con Trump, che lo aveva incaricato personalmente di convincere l'Ucraina a tornare al tavolo negoziale con la Russia. Fonti citate da CNN riferiscono che Hegseth ha sempre visto questo canale privilegiato con la Casa Bianca come un modo per aggirare la sua autorità, alimentando la sfiducia che ha caratterizzato gran parte del suo mandato al Pentagono verso funzionari civili e militari.
Adesso
- L’uscita di Driscoll arriva in un momento delicato per i fronti aperti. La Casa Bianca lo ha elogiato per il ruolo avuto "nei negoziati tra Russia e Ucraina" oltre che nella gestione di "operazioni militari storiche", un riferimento diretto alla guerra con l'Iran, entrata nel suo sesto mese senza soluzione;
- La sua uscita, unita al turnover ai vertici militari voluto da Hegseth, apre interrogativi sulla continuità della strategia americana su entrambi i dossier, proprio mentre il successore ad interim dovrà gestirli senza la stessa vicinanza al presidente che aveva Driscoll.