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4 motivi motivi per cui Putin non vuole incontrare Zelensky

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4 motivi motivi per cui Putin non vuole incontrare Zelensky

Cos’è successo

Il 4 giugno Zelensky ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Putin, la prima dall’attacco russo sull’Ucraina del febbraio 2022. Non un documento diplomatico ordinario: una valutazione dei 26 anni di potere del presidente russo, con la constatazione che quasi metà di quel tempo è stato trascorso in guerra contro l'Ucraina. La proposta al suo interno è concreta: incontro in un Paese neutro – come Svizzera, Turchia o Paesi arabi – con Usa ed Europa come garanti, cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati e scambio integrale di prigionieri come primo passo.

La risposta è arrivata il giorno dopo, dal palco del Forum Economico di San Pietroburgo. Putin ha liquidato la lettera con un "non vedo alcun punto, per ora", aggiungendo la sua lettura delle intenzioni di Zelensky: "era un modo per creare le condizioni per un incontro, o un modo per rendere impossibile qualsiasi incontro? Penso sia la seconda opzione."

Perché conta

Le motivazioni che si nascondono dietro alla decisione di Putin di rifiutare l’incontro, sono ben più profonde di quelle dichiarate dal palco di San Pietroburgo.

  • Zelensky non esiste come interlocutore. Putin lo chiama raramente per nome, in riferimento all'Ucraina preferisce utilizzare "regime di Kiev", e lo ha dichiarato formalmente "illegittimo" dal maggio 2024. Ma l'illegittimità non riguarda solo il presidente: riguarda il Paese intero. Nel canone putiniano, l'Ucraina come stato sovrano non esiste. Un accordo firmato con un presidente illegittimo, di un Paese che non si riconosce come tale, può essere disconosciuto in qualsiasi momento;
  • Le condizioni territoriali russe non sono negoziabili. Mosca esige il ritiro ucraino da Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia per intero, incluse le aree mai conquistate militarmente. Putin, novembre 2025: "Se le truppe ucraine lasciano il Donbass, le ostilità cesseranno. Se non lo fanno, lo otterremo militarmente." Un cessate il fuoco durante i negoziati permetterebbe a Kiev di trattare senza cedere preventivamente. Per questo Mosca non lo accetterà mai come punto di partenza;
  • La guerra non è con l'Ucraina. Secondo Stanovaya e Gabuev del Carnegie Russia Eurasia Center, il conflitto riguarda il confronto con l'Occidente. Zelensky è irrilevante: Washington è il vero obiettivo. Il Cremlino non vuole firmare la pace, vuole convincere Trump che la Russia è interessata alla pace, o indurlo a incolpare Kiev dello stallo;
  • L'Europa cerca un interlocutore alternativo, e "aiuta" Putin. Il Financial Times riportava lo scorso 16 maggio, che i governi Ue valutavano Draghi o Merkel come rappresentanti nei negoziati con Mosca. Ma nessun leader europeo in carica vuole né il merito di un successo che avvantaggia altri, né la colpa di un fallimento quasi certo. Questa struttura di incentivi favorisce Mosca: più l'Europa si affretta a trovare un canale diretto con Putin (che lui stesso non si rifiuta), più legittima l'idea che Kiev possa essere scavalcata e quindi confermando la posizione di Putin che non sia necessario incontrare Zelensky.

Adesso

  • I negoziati formali restano bloccati, ma il perimetro diplomatico si sta ridisegnando attorno all'Ucraina più che con essa. La "Formula di Anchorage", mai ratificata, mai smentita da Washington, continua a operare come riferimento implicito per qualunque futura trattativa, con condizioni territoriali che Kiev non può accettare e che Mosca non ha alcuna intenzione di ammorbidire.
  • La lettera di Zelensky ha ottenuto il suo effetto principale: spostare il carico della prova. Ora è Putin a dover spiegare perché non vuole negoziare. Ma questo vantaggio è fragile, funziona finché Washington è distratta dall'Iran e l'attenzione internazionale resta alta. Se i riflettori si spostano, Mosca può tornare al silenzio senza costi.
  • Il vero banco di prova nei prossimi mesi non sarà un incontro Putin-Zelensky, che con grande probabilità non ci sarà, ma se l'Europa riuscirà a entrare nel processo negoziale con una posizione unitaria e un mandato reale, o se si presenterà frammentata e sarà usata da Mosca per aggirare Kiev.

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