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Sul cloud sovrano Ue le aziende Usa propongono il modello italiano con software Usa e controllo a un operatore nazionale

Cos’è successo
In due giorni la Commissione Politiche UE della Camera ha ascoltato undici soggetti fra associazioni, aziende e governo sul Cloud and AI Development Act (CADA), la proposta della Commissione europea per almeno triplicare in cinque-sette anni la capacità dei data center dell'Unione e fissare quattro livelli di "sovranità" per il cloud degli enti pubblici. Il primo chiede dati e infrastrutture nell'UE, il secondo aggiunge garanzie contro l'accesso e le sanzioni di Paesi terzi, il terzo vuole un fornitore di proprietà europea (salvo i Paesi che la Commissione riconosca come affidabili), il quarto esclude ogni controllo extraeuropeo anche sul software. Gli Stati assegnano i livelli alle attività pubbliche con una valutazione del rischio, che la Commissione può però scavalcare se la giudica inadeguata. Le audizioni servono al parere che i deputati daranno entro il 12 novembre sulla sussidiarietà, cioè sulla necessità di un intervento europeo.
Il capo del Dipartimento per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi, Angelo Borrelli, ha dato una valutazione favorevole sulla sussidiarietà e un giudizio "sostanzialmente non sfavorevole" sul merito, con rilievi mirati — da portare al Consiglio dell'UE, dove siedono i governi — sulle disposizioni in cui il rapporto fra uniformità europea e responsabilità nazionali resta poco definito, e ha anche avvertito di non presupporre "un'automatica equivalenza" fra i requisiti del CADA e i sistemi nazionali di qualificazione. Fra gli altri Anitec-Assinform (l'associazione delle imprese digitali di Confindustria), Microsoft, Google, Amazon Web Services (AWS) e DGS hanno indicato come esempio proprio il sistema italiano, che AWS ha riassunto in tre pilastri: la classificazione di dati e servizi pubblici in strategici, critici e ordinari dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), la qualifica dei fornitori cloud adatti a ciascuna classe, e il Polo strategico nazionale (PSN), il cloud per la PA, controllato da TIM, Leonardo, CDP e Sogei, che offre anche i servizi degli hyperscaler in due forme: sulle loro region italiane, con le chiavi di cifratura in mano al Polo, oppure installati nei suoi data center e gestiti dal suo personale.
Perché conta
Sui livelli il sistema italiano è stato l'argomento più ricorrente, ma per chiedere cose molto diverse. AWS e Google, in particolare, lo usano per sostenere che il controllo operativo su dati e servizi basti anche dove il CADA guarda alla nazionalità del fornitore. Per i servizi più delicati, però, conta anche a quale legge risponda chi fornisce la tecnologia.
- Anitec-Assinform, Microsoft e la società italiana di servizi informatici e cybersicurezza DGS hanno chiesto che il livello si fissi sul singolo carico di lavoro (il workload, cioè una singola applicazione o un insieme di dati) e non sull'ente, perché anche un ministero della Difesa o un'azienda sanitaria trattano molti dati ordinari. Secondo le stime citate da Anitec, del resto, il 70% dei carichi di lavoro pubblici rientrerebbe nel primo livello, il 20% nel secondo, il 9% nel terzo e l'1% nel quarto. Google ha contestato poi l'obbligo di tenere nell'UE la telemetria (i dati tecnici sul funzionamento dei sistemi), necessaria per una difesa informatica fatta di reti globali; e Anitec ha chiesto di esentare almeno quella strettamente necessaria alla sicurezza. Sono correzioni che renderebbero il regolamento più preciso, pur senza snaturarlo;
- Google vorrebbe invece invertire l'impostazione del terzo livello, ammettendo in automatico i fornitori dei Paesi fidati — per esempio quelli NATO, Stati Uniti compresi — ed escludendo poi caso per caso chi non offre garanzie, come fa (ha ricordato la stessa Google) la normativa italiana sulla cybersicurezza. Vorrebbe infine eliminare del tutto il quarto, lasciando agli Stati le scelte sulla difesa. "Il tema non è se l'Italia debba adeguarsi al CADA, il tema è se il CADA debba adeguarsi all'Italia", ha detto il rappresentante di AWS, che ha chiesto di riconoscere le qualifiche nazionali al livello corrispondente senza un nuovo esame della Commissione europea e di guardare al controllo verificabile (dove stanno i dati, chi ha le chiavi, chi fa l'audit) anziché al "passaporto". Ha citato come contraddizione l'approvazione ottenuta a settembre dalla NATO per le informazioni "NATO Restricted", mentre il CADA escluderebbe AWS dai livelli 3 e 4 per la difesa italiana (anche se quella è la soglia più bassa di riservatezza dell'Alleanza). Iliad, operatore telefonico che fa parte di un gruppo francese (che controlla anche il cloud europeo Scaleway), ha sostenuto al contrario che la sovranità passi dall'"immunità dalla legislazione non europea" e che i livelli 3 e 4 non vadano indeboliti. Com'è naturale, le posizioni seguono gli interessi, dacché i livelli alti sono il mercato da cui i fornitori americani resterebbero fuori e quello su cui scommettono i concorrenti europei;
- Il modello italiano mette un operatore nazionale fra la tecnologia americana e i dati più delicati. È la forma istituzionale di quella subalternità gestita che per quasi tutto resta la scelta realistica, e sulla riservatezza funziona, perché le chiavi le tiene il Polo e il fornitore americano non vede i dati. Rimane però un punto, e cioè che controllo operativo non significa immunità da terzi. I servizi sulle region degli hyperscaler, a cui il Polo affida anche dati critici, restano gestiti dalle aziende americane, che potrebbero sospenderli su ordine di Washington: nel 2025, secondo l’AP, dopo le sanzioni americane contro la Corte penale internazionale Microsoft ha chiuso la casella email del procuratore capo (l’azienda nega di aver sospeso i servizi alla Corte). Le chiavi italiane impedirebbero di leggere i dati, non di renderli irraggiungibili. Le piattaforme Google e Oracle installate nei data center del Polo, che possono funzionare anche scollegate, non hanno invece un interruttore da remoto, ma dipendono comunque da aggiornamenti e correzioni di sicurezza che arrivano da aziende americane. Nella logica del CADA i primi somigliano verosimilmente al secondo livello e le seconde al terzo, mentre il quarto è l’unico che toglie anche quella dipendenza. La deroga del terzo livello — riservata ai Paesi che non possono costringere i fornitori a interrompere il servizio — difficilmente si potrebbe quindi estendere in automatico agli Stati Uniti, come chiede Google. Il richiamo di Google alla difesa come competenza nazionale ha invece una base nei trattati, ma riguarda semmai la regola che impone il livello più alto alle attività più critiche, difesa compresa; abolire il quarto livello toglierebbe agli Stati uno standard comune a cui affidare quell'1% di servizi.
Adesso
- La relatrice ha promesso a Google di "dare un peso maggiore" alle sue proposte, e a Iliad ha chiesto se limitare le deroghe non rallenterebbe un'Europa con ancora poche alternative ai grandi fornitori americani. Il parere non vincola nessuno, ma va alle istituzioni europee e orienta la posizione italiana: se estendesse il "modello Italia" ai livelli 3 e 4, darebbe ai colossi americani un argomento in più nel negoziato;
- Al Consiglio il Dipartimento porterà i suoi rilievi come amministrazione capofila, e la presidenza irlandese dovrebbe presentare una relazione sui progressi entro fine anno. Lì il "modello Italia" si misurerà soprattutto sul potere della Commissione di scavalcare le valutazioni nazionali, che Anitec vorrebbe limitato ai rischi documentati, che AWS vorrebbe escludere per le qualifiche già ottenute e su cui Borrelli chiede di chiarire il raccordo con le competenze nazionali;
- In alcuni casi gli enti pubblici potranno comunque non applicare i livelli, per esempio quando un servizio certificato adeguato manca o costa troppo, e Iliad accetta deroghe al secondo livello purché temporanee e verificate (per il quarto, sostiene, un'offerta europea esisterebbe già). Molto dipenderà quindi da quanto in fretta crescerà quell'offerta, con i fornitori europei intorno al 15% del mercato cloud dell'Unione.