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4 cose da sapere e 3 scenari sulle elezioni di metà mandato negli Usa

Cos’è successo
Oggi gli elettori americani daranno il primo verdetto sui due anni passati del secondo mandato di Donald Trump alle elezioni di metà mandato: sondaggi e analisti indipendenti vedono i Democratici favoriti per riprendersi la Camera, mentre il controllo del Senato resta incerto. Si vota per tutti i 435 seggi della Camera e per 35 dei 100 del Senato, oltre che per una trentina di governatori e migliaia di cariche statali e referendum su temi che vanno da una tassa sui miliardari ai diritti all'aborto. La storia è contro i Repubblicani: il partito del presidente in carica ha perso terreno al Congresso in tutte le elezioni di metà mandato dal dopoguerra tranne due, e l'indice di gradimento di Trump è vicino ai minimi, appesantito dalla frustrazione per la guerra contro l'Iran e per il rialzo del prezzo dei carburanti.
È un voto su Trump più che sui candidati: lo stesso presidente ha chiesto più volte ai suoi sostenitori di comportarsi "come se fossi io sulla scheda", un invito che i leader democratici hanno raccolto volentieri. Trump ha tenuto più di venti comizi da inizio ottobre, la maggior parte in Stati che ha vinto con ampio margine nel 2024, un segno di quanto i Repubblicani siano sulla difensiva. Gli elettori, però, indicano come prima preoccupazione il costo della vita e disapprovano la gestione del tema da parte del presidente, dopo i dazi e la decisione di attaccare l'Iran a febbraio.
Perché conta
- Alla Camera i Democratici sono favoriti, ma potrebbe non esserci “una valanga”: servono tre seggi in più per la maggioranza, e secondo l'analisi di Reuters 47 sfide sono competitive, per cui, se le altre andassero come previsto, basterebbero 13 vittorie. Il numero di collegi davvero in bilico è però crollato in trent'anni per polarizzazione e ridisegno dei distretti, e gli analisti stimano una maggioranza democratica tra 5 e 20 seggi, lontana dai 41 conquistati nel 2018; il tentativo repubblicano di ridisegnare i collegi in diversi Stati non pare aver dato i guadagni attesi;
- Al Senato servono quattro seggi in più per il 51-49, e le sfide decisive sono in una decina di Stati, quasi tutti roccaforti repubblicane: Alaska, Iowa, Kansas, Nebraska, Ohio, South Carolina e Texas, dove i Democratici devono vincerne almeno due tra quelli che Trump ha preso con oltre dieci punti, mentre difendono tutti i seggi attuali, compreso il Michigan, dove il duello tra il progressista Abdul El-Sayed e il repubblicano Mike Rogers è stato scosso dall'endorsement a sorpresa dell'ex rivale democratica Haley Stevens a Rogers. Secondo David Wasserman del Cook Political Report, anche un'oscillazione nazionale di 10 punti verso i Democratici lascerebbe il partito probabilmente a due seggi dalla maggioranza;
- Quattro fattori possono frenare i Democratici: i sondaggi hanno spesso sottostimato i Repubblicani, anche se l'ultima rilevazione Reuters/Ipsos dà ai Democratici il 47% contro il 35% nel voto generico per il Congresso; l'affluenza di giovani, neri e ispanici, che nelle elezioni di metà mandato è storicamente più bassa; il vantaggio di denaro dei Repubblicani, con oltre 277 milioni di dollari spesi dal super Pac di Trump MAGA Inc. e circa 366 milioni di Elon Musk nel ciclo elettorale; e gli attacchi che dipingono i Democratici come socialisti, che per l'analista Bill Galston potrebbero ridurre il vantaggio di uno o due punti nelle sfide più contese;
- Il Dipartimento di Giustizia di Trump è intervenuto nel voto, in rottura con una prassi decennale: ha aperto un'indagine penale e chiesto di bloccare la certificazione in Alaska, dove una causa è stata respinta da un giudice, e ha fatto causa in California per bloccare schede che ritiene non valide, con la Corte suprema che lunedì ha respinto la richiesta d'urgenza dell'amministrazione. I Democratici temono che Trump, che ha più volte sostenuto falsamente che le elezioni americane siano truccate, possa contestare i risultati se i Repubblicani perdono.
Adesso
- Scenario 1, Camera ai Democratici e Senato ai Repubblicani: è il risultato più probabile secondo i sondaggi. Trump perderebbe il controllo dell'agenda legislativa alla Camera, e i Democratici potrebbero avviare indagini su quelli che considerano i conflitti di interesse dell'amministrazione e usare il voto sulle leggi per chiedere concessioni; con un Senato repubblicano, però, le nomine, compresi i giudici, passerebbero senza ostacoli e il presidente continuerebbe a governare con ordini esecutivi. Con una maggioranza ristretta, la Camera avrebbe poco margine per far approvare leggi controverse;
- Scenario 2, i Democratici vincono Camera e Senato: la seconda metà del mandato diventerebbe molto più difficile per Trump, perché un Senato democratico potrebbe bloccare le nomine e le eventuali nomine alla Corte suprema, oltre ad avviare indagini. Servirebbero però vittorie in Stati vinti da Trump con oltre dieci punti, e anche un'oscillazione di 10 punti potrebbe non bastare, quindi lo scenario resta il meno probabile;
- Scenario 3, i Repubblicani limitano i danni o tengono entrambe le Camere: se i sondaggi sottostimassero di nuovo i Repubblicani, o l'affluenza democratica deludesse, Trump potrebbe rivendicare il voto come una conferma e accelerare sulle sue priorità, mentre un risultato contestato, con ricorsi sul modello Alaska e California, potrebbe aprire una fase di scontro giudiziario su certificazione e schede nei primi mesi dopo il voto.