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4,9 milioni di tonnellate esportate dal Brasile nel 2024, il pollo è diventato la carne più prodotta al mondo

Cos’è successo
Nel 2022, secondo la FAO, il pollo ha superato il maiale come carne più prodotta al mondo. I numeri raccontano una crescita impressionante: i polli prodotti a livello globale sono passati da 48,3 miliardi nel 2006 a 76,2 miliardi nel 2023, e secondo Nan-Dirk Mulder, specialista globale del pollame di Rabobank, la crescita della produzione mondiale si è accelerata negli ultimi tre-quattro anni, al punto che fatica a trovare un mercato dove il consumo stia calando.
Per gran parte del Novecento il pollo non era il candidato ovvio a diventare la carne più consumata al mondo: il manzo aveva più prestigio, il maiale aveva scala, soprattutto in Cina ed Europa. La svolta arriva dagli anni Trenta in poi, quando la refrigerazione, le ferrovie e la domanda urbana permettono ai supermercati di trasformare il pollo in un prodotto di massa standardizzato, refrigerato, porzionato ed economico. I concorsi post-bellici "Chicken of Tomorrow", sponsorizzati da supermercati e industria, spinsero gli allevatori a selezionare polli con più carne, crescita più rapida e migliore efficienza alimentare, un animale letteralmente progettato per l'era della grande distribuzione.
Perché conta
Il pollo si presta a un modello di business globale come nessun'altra carne, ma la sua espansione sta scontrandosi sempre più spesso con vincoli ambientali e sociali.
- Ogni parte dell'animale ha un suo mercato: le zampe, ad esempio, spesso di scarso valore nei supermercati occidentali, diventano esportazioni preziose verso la Cina, dove vengono mangiate nel dim sum e negli snack pronti. Il Brasile, primo esportatore mondiale, ha spedito circa 4,9 milioni di tonnellate di carne di pollo nel 2024, contro circa 910mila tonnellate nel 2000, secondo dati FAO analizzati dal Financial Times, mentre le esportazioni statunitensi sono in calo negli ultimi anni;
- La crescita produttiva si sta spostando dal globale al locale: secondo Mulder, le filiere locali stanno ora crescendo più rapidamente del commercio internazionale, un cambiamento legato a motivi politici di sicurezza alimentare e occupazione. L'Arabia Saudita ha aumentato bruscamente la produzione di pollame domestico nonostante le difficoltà di produrre nel deserto, mentre secondo Richard Griffiths, presidente dell'International Poultry Council, la Cina sta intensificando la propria produzione interna con l'obiettivo di diventare essa stessa esportatrice, mentre la catena Yum China ha aperto 457 nuovi punti vendita netti KFC nel solo primo trimestre 2026, portando il totale a 13.454 locali in Cina entro fine marzo;
- L'opposizione locale sta diventando il vero freno all'espansione: nel Regno Unito il gruppo di attivisti River Action ha ottenuto nel 2025 una sentenza dell'Alta Corte secondo cui il letame degli allevamenti industriali di pollame può essere classificato come rifiuto anziché sottoprodotto agricolo, contribuendo poi a bloccare l'approvazione di un grande impianto avicolo intensivo nel bacino del fiume Severn. In Europa, secondo Mulder, le aziende avicole faticano sempre più a ottenere le autorizzazioni per nuovi allevamenti e impianti di lavorazione: un mega-progetto del gruppo ucraino MHP è stato abbandonato in Croazia quest'anno dopo un'ondata di proteste, e un governo locale a Maiorca ha negato l'anno scorso il permesso per un impianto di allevamento e lavorazione dopo una valanga di obiezioni.
Adesso
- Le grandi catene stanno riorientando il proprio business attorno al pollo: McDonald's, storicamente identificato con gli hamburger di manzo, ha dichiarato nell'ultimo report annuale che il pollo è una categoria globale grande circa il doppio del manzo e in crescita più rapida, espandendo il proprio McCrispy, il panino di pollo fritto, in quasi tutti i mercati principali;
- La contraddizione tra cittadini e consumatori resta irrisolta: secondo l'allevatore francese Jean-Yves Guérot, "c'è un'incompatibilità tra quello che le persone dicono e rifiutano come cittadini e quello che vogliono mangiare come consumatori. Viviamo con questa contraddizione ogni giorno"; secondo Griffiths, se si vuole prendere sul serio la sicurezza alimentare e la produzione domestica servono più spazio agricolo e infrastrutture, "il punto è che non li stiamo ottenendo";
- Anche dentro Confagricoltura si dibatte sul prezzo del benessere animale: Mauro Zanotti, presidente della Sezione avicola di Confagricoltura Lombardia, commentando uno studio indipendente sui costi dell'European Chicken Commitment, l'insieme di criteri promosso dalle organizzazioni animaliste europee che impone genotipi a crescita più lenta e minore densità di allevamento, ha sottolineato che tali miglioramenti comportano "implicazioni economiche e ambientali significative", e che pur dovendo lasciare ai consumatori la possibilità di scegliere prodotti con maggiore benessere animale e costo più alto, "è fondamentale che rimangano disponibili opzioni convenzionali ed economicamente accessibili a tutti", una posizione che conferma quanto la tensione descritta da Guérot tra valori dichiarati e scelte di consumo sia vissuta concretamente anche dal settore avicolo italiano.