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3 policy per ridurre la povertà energetica che in Italia riguarda una famiglia su 11

Cos’è successo
Nel 2024 circa 2,4 milioni di famiglie italiane si trovavano in condizione di povertà energetica: il 9% del totale, quasi una su undici. La povertà energetica nasce dall’interazione tra reddito, prezzo dell’energia, qualità dell’abitazione e capacità di investire in opere di efficientamento.
Per il 10% delle famiglie con bassa capacità di spesa, l’energia assorbe quasi il 9% della spesa familiare complessiva. Per il 10% delle famiglie più benestanti, invece, la quota della spesa destinata all’energia è appena del 3%. Le famiglie più esposte alla vulnerabilità energetica sono anche quelle che possiedono meno strumenti per ridurre i consumi: spesso vivono in case poco isolate, con impianti vecchi, e hanno risorse limitate da investire nell’efficientamento. I dati arrivano dallo studio “Ridurre i costi dell’energia in Italia” di Energy Square.
Perché conta
- In Italia il prezzo dell’elettricità è più alto della media dei Paesi dell’Unione europea, una condizione che non danneggia solo le famiglie ma l’intera economia: le imprese manifatturiere, per esempio, sono penalizzate nella concorrenza sul mercato unico con quelle francesi, tedesche o spagnole;
- Lo studio di Energy Square ricorda che l’Italia dipende dalle importazioni di combustibili fossili per tre quarti del proprio fabbisogno energetico, il valore più elevato tra i principali Paesi UE (media UE: 58,3%) che corrisponde a una spesa annua di 50-100 miliardi di euro;
- Secondo lo studio, l’alto prezzo dell’energia in Italia è il risultato di quattro distorsioni: 1) una fiscalità che penalizza l’elettricità rispetto al gas, eliminando il vantaggio economico dell’elettrificazione; 2) il ritardo negli investimenti nelle rinnovabili e il mantenimento dell’ancoraggio al gas del prezzo dell’elettricità; 3) infrastrutture di rete e di accumulo ancora insufficienti; 4) una domanda energetica poco flessibile che limita i benefici di un sistema elettrificato e distribuito.
Adesso
Per risolvere queste inefficienze in modo strutturale, lo studio formula diverse proposte operative tra cui:
- Riequilibrare la fiscalità energetica, spostando gli oneri di sistema dall’elettricità al gas, e riformare gradualmente i Sussidi ambientalmente dannosi al fine di incentivare l’uso delle tecnologie elettriche (come le pompe di calore).
- Stabilire un obiettivo di installazione di 15 gigawatt all’anno di nuove rinnovabili, semplificare i processi autorizzativi e rafforzare i contratti di compravendita a lungo termine (PPA): questi interventi potrebbero portare a un risparmio annuo di oltre 2 miliardi di euro entro il 2030, dimezzando le importazioni di gas per il termoelettrico;
- Accelerare la realizzazione del Piano di sviluppo di Terna 2025-2034 sulle connessioni elettriche, programmare aste per i sistemi di stoccaggio (con l’obiettivo di 10-20 gigawattora/anno) e digitalizzare la rete integrando la gestione intelligente della domanda (sfruttando i contatori smart e l’intelligenza artificiale).