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25 Stati Usa contro Trump per la norma sul lavoro forzato usata per imporre dazi su 60 partner in soli 2 mesi

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25 Stati Usa contro Trump per la norma sul lavoro forzato usata per imporre dazi su 60 partner in soli 2 mesi

Cos’è successo

Venticinque Stati americani, guidati da New York insieme a California, Arizona e altri 22 Stati a guida prevalentemente democratica, hanno fatto causa all'amministrazione del presidente Donald Trump per un'ondata di dazi imposti a decine di Paesi. Gli Stati Uniti sostengono che i dazi, compresi tra il 10% e il 12,5%, siano stati imposti perché i partner commerciali, tra cui Regno Unito, Cina e Unione europea, non avrebbero affrontato adeguatamente il problema del lavoro forzato nelle proprie filiere produttive. In un documento legale visionato dalla BBC, la coalizione di Stati ha definito la decisione "arbitraria, capricciosa e contraria alla legge".

I nuovi dazi, entrati in vigore a luglio, sono stati imposti in base alla Sezione 301 dell'US Trade Act del 1974, la normativa pensata per colpire i Paesi che ricorrono al lavoro forzato, e coprono il 99,4% delle importazioni statunitensi secondo l'Ufficio del Rappresentante Commerciale USA (USTR). Il ricorso sottolinea come l'ultima volta che Trump aveva usato la Sezione 301, nel 2018 e limitatamente alla sola Cina, le indagini sulle accuse di lavoro forzato erano durate otto mesi, contro appena due mesi per l'indagine più recente, che ha riguardato 60 partner commerciali contemporaneamente. "I dazi imposti dall'USTR sono così ampi da smentire gli stessi obiettivi dichiarati dall'agenzia e da rendere ridicola la norma usata per giustificarli", si legge nel documento.

Perché conta

Il ricorso arriva dopo una serie di sconfitte legali già subite dall'amministrazione Trump sul fronte dei dazi, rendendo la battaglia sulla Sezione 301 il nuovo terreno di scontro.

  • La Corte Suprema aveva già bocciato i dazi del "Liberation Day": molti dei dazi ad ampio raggio imposti da Trump ad aprile dello scorso anno erano stati annullati dalla Corte Suprema, una sentenza che ha spinto decine di miliardi di dollari di rimborsi verso le aziende che li avevano già pagati, e che secondo la governatrice di New York Kathy Hochul "ha reso chiaro che questa amministrazione non può ignorare la legge per imporre dazi generalizzati";
  • La Sezione 301 ha però una storia giudiziaria diversa e più solida per Trump: durante il primo mandato, i dazi imposti alla Cina tramite questo stesso strumento normativo avevano superato le sfide legali in tribunale, e secondo il portavoce della Casa Bianca Kush Desai "i dazi della Sezione 301 si sono dimostrati uno strumento legalmente resistente fin dal primo mandato del presidente, e lo restano tuttora";
  • Diversi partner commerciali hanno già espresso dissenso pubblico: i governi di Brasile e Giappone hanno definito separatamente le misure "ingiustificate", mentre la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning le ha descritte come una "scusa per manipolazioni politiche", in un contesto in cui Washington e Pechino restano comunque in una tregua temporanea nella loro guerra commerciale.

Adesso

  • Gli analisti si aspettano una battaglia legale complessa: secondo Alex Capri, docente di economia alla National University of Singapore, il ricorso rappresenta una sfida "formidabile" ai dazi di Trump, anche perché mancano prove credibili a sostegno delle accuse secondo cui i Paesi coinvolti avrebbero danneggiato le aziende statunitensi violando le norme sul lavoro forzato;
  • Resta aperta la domanda su come i Paesi possano dimostrare la propria conformità: alcuni analisti si interrogano su quali criteri concreti i governi coinvolti dovrebbero soddisfare per dimostrare di aver affrontato adeguatamente le accuse di lavoro forzato, un punto che il ricorso degli Stati democratici usa come prova dell'arbitrarietà della misura;
  • Nuovi dazi potrebbero arrivare a breve su un altro fronte: gli Stati Uniti stanno già indagando su 16 Paesi, tra cui l'Unione europea, per accuse di sovraccapacità produttiva manifatturiera, un filone separato che potrebbe tradursi in ulteriori misure commerciali nei prossimi mesi, indipendentemente dall'esito del ricorso sulla Sezione 301.

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