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2,69 miliardi non hanno accesso a una dieta sana, la Giornata dell’alimentazione arriva con i prezzi ai massimi da novembre 2022

Cos’è successo
Venerdì 16 ottobre 2026 la FAO celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione con una cerimonia nella sede di Roma alle 10:00, sul tema Innovare oggi per nutrire il domani. L’evento chiude la settimana del Science and Innovation Forum, in corso dal 12 al 16 ottobre, e arriva dopo la pubblicazione del rapporto SOFI 2026 (The State of Food Security and Nutrition in the World), presentato il 21 luglio da FAO, IFAD (il fondo Onu per lo sviluppo agricolo), Unicef, Programma alimentare mondiale e Organizzazione mondiale della sanità.
Nel 2025 hanno sofferto la fame 645 milioni di persone, il 7,8% della popolazione mondiale contro l’8,6% del 2022, quasi 14 milioni in meno rispetto al 2024 e 43 milioni sotto il picco del 2022. Circa 2,1 miliardi di persone, il 25,8%, hanno vissuto una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave, 86 milioni in meno su base annua. L’Africa, con 309 milioni di persone, è per la prima volta la regione con il maggior numero di affamati in valore assoluto, sorpassando l’Asia, e secondo le proiezioni ospiterà il 56% degli affamati nel mondo nel 2030.
Perché conta
Il rapporto misura i progressi sulla fame, ma indica nel costo del cibo, più che nella disponibilità, il limite al miglioramento.
Il costo della dieta sana cresce più dei progressi sulla fame: il costo medio è salito a 4,28 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP, dollari corretti per il costo della vita locale) per persona al giorno nel 2025, contro 3,44 nel 2021 e 2,94 nel 2017, con 2,69 miliardi di persone, il 32,7%, che non possono permettersela e il 66,6% in Africa; a differenza dei 2,1 miliardi in insicurezza alimentare, questa cifra misura l’accesso economico a una dieta sana;
Il prezzo si concentra sui cibi che nutrono di più: carne e derivati animali, frutta e verdura pesano quasi il 70% del costo di una dieta sana, mentre i cereali e gli altri alimenti di base valgono circa un sesto pur fornendo metà delle calorie, e infatti solo il 30,8% dei bambini tra 6 e 23 mesi consuma una dieta minimamente diversificata;
I dati si fermano al 2025, i prezzi no: l’indice FAO dei prezzi alimentari ha toccato 136,0 punti a settembre 2026, il massimo da novembre 2022, con cereali a +17,2% e oli vegetali a +18% sull’anno, ed è circa il 7% sopra la media 2025 di 127,2 punti.
Adesso
La FAO dovrà misurare l’effetto dei rincari del 2026: il capo economista Maximo Torero prevede che la crescita dei prezzi delle materie prime, legata a Mar Nero, Stretto di Hormuz e clima, raggiungerà i consumatori soprattutto nei Paesi importatori, ma il SOFI con i dati 2026 uscirà solo nell’estate 2027;
Il prossimo test è il calendario di ottobre e novembre: il 13 ottobre la FAO pubblica prezzi internazionali e domestici con gli avvisi sui prezzi nei Paesi vulnerabili, e a novembre sono attesi il nuovo indice mensile e il Food Outlook, con le stime sul commercio dei cereali, previsto in calo del 3,5%;
L’innovazione del tema 2026 resta una promessa da verificare: il comunicato FAO la lega a servizi digitali di consulenza, sementi migliorate e biotecnologie, ma il rapporto indica come leva più efficace indirizzare la spesa pubblica verso i cibi più costosi piuttosto che sostenere ulteriormente le derrate di base.