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10 mln di persone convivono con una malattia infiammatoria intestinale, fino al 70% dei pazienti non raggiunge la remissione completa

Cos’è successo
Nonostante l'arrivo di farmaci biologici sempre più efficaci, fino al 70% dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali non raggiunge una remissione clinica completa. E sono 10 milioni le persone che convivono con questa patologia. Per questo le aziende stanno sviluppando nuove terapie, come gli inibitori di TL1A, accompagnandole da biomarcatori in grado di identificare quali pazienti possano realmente beneficiarne.
La novità non riguarda soltanto un nuovo farmaco. Sempre più evidenze suggeriscono che dietro la stessa diagnosi di colite ulcerosa o malattia di Crohn si nascondano sottotipi biologici differenti. In altre parole, due pazienti con sintomi simili potrebbero avere meccanismi patologici completamente diversi e richiedere trattamenti differenti.
Perché conta
- Una diagnosi non identifica più una sola malattia. Pazienti con gli stessi sintomi possono avere meccanismi biologici completamente differenti;
- La diagnostica acquista lo stesso valore del farmaco. Biomarcatori, genomica e intelligenza artificiale diventano strumenti essenziali per scegliere la terapia corretta;
- La medicina di precisione evolve. L'obiettivo non è più personalizzare il trattamento per ogni individuo, ma identificare sottogruppi biologici sempre più accurati.
Adesso
Aumenterà lo sviluppo di test diagnostici avanzati, da utilizzare insieme ai nuovi farmaci. E ci sono altri tre aspetti importanti da sottolineare.
- I trial clinici saranno sempre più selettivi, arruolando pazienti definiti da biomarcatori piuttosto che dalla sola diagnosi;
- Le classificazioni delle malattie potrebbero cambiare, passando da definizioni basate sugli organi colpiti a classificazioni fondate sui meccanismi biologici sottostanti;
- Quest'ultimo titolo è anche più forte editorialmente: il numero del titolo è direttamente collegato al problema che l'articolo vuole spiegare.