News & BusinessTecnologia & AI
Zuckerberg si costruisce un agente per fare il CEO. Dentro Meta, ne girano già centinaia
Cosa è successo
Zuckerberg sta sviluppando un agente AI personale per aiutarlo a gestire Meta. Secondo il Wall Street Journal, il sistema scavalca i livelli intermedi dell'organigramma per recuperare on demand informazioni che normalmente richiederebbero di passare tra diversi strati di persone. Zuckerberg, che ultimamente programma di più in prima persona, ne aveva fatto cenno durante l'ultima earnings call: "AI-native tooling", team più piatti, individual contributor con più autonomia.
Oltre a lui, sono i dipendenti a costruire i propri agenti. C’è My Claw, che accede a chat e file di lavoro e comunica con i colleghi — o direttamente con i loro agenti — per conto dell'utente. O Second Brain, costruito su Claude di Anthropic, che indicizza e interroga i documenti di progetto (il creatore lo ha presentato internamente come "un AI chief of staff"). Su un forum interno esiste persino un gruppo dove gli agenti dei dipendenti conversano tra loro autonomamente, senza umani nel loop. L'adozione dell'AI è diventata un criterio nelle performance review, i tutorial interni si tengono più volte a settimana, e gli hackathon sono costanti. Negli ultimi tre mesi Meta ha anche acquisito Manus e Moltbook — la piattaforma social per agenti AI — e corteggiato senza successo Peter Steinberger, il creatore di OpenClaw, che ha poi preferito OpenAI.
Pochi giorni prima dell'uscita dell'articolo del WSJ, un agente interno ha provocato un incidente classificato SEV1, il secondo livello di gravità più alto in azienda. L'agente ha pubblicato una risposta inaccurata su un forum aziendale senza attendere approvazione; un ingegnere l'ha seguita alla lettera, esponendo dati sensibili per quasi due ore. La risposta ufficiale di Meta: "l'ingegnere avrebbe dovuto sapere".
Perché è importante
I modelli di Meta non tengono il passo. Llama 4 ha sollevato polemiche per la presentazione fuorviante dei benchmark; Behemoth, il flagship che doveva competere con i lab di frontiera, è stato silenziosamente abbandonato; il modello tutt’ora in fase di addestramento, nome in codice Avocado, continua a slittare e rimane sotto Gemini 3.0 (un modello di mesi fa) nei test interni. E, mentre Claude Code con Opus 4.6, Codex (e GPT-5.4) allungano il distacco, il pur talentuoso MSL di Meta ha ancora da costruire la cultura di ricerca che distingue OpenAI, Anthropic e DeepMind da un dipartimento di ingegneria ben finanziato.
Se i modelli non bastano, l'organizzazione stessa deve diventare il vantaggio competitivo. L'intuizione di Zuckerberg è che un'azienda da 78.000 persone, ciascuna con il proprio agente, i propri strumenti e l'incentivo (anche coatto, via performance review) a costruirne di nuovi genera una superficie di adozione e sperimentazione che nessuna startup può eguagliare. Zuckerberg spinge dall'alto — l'agente personale, le valutazioni legate all'AI — mentre dal basso le divisioni ultrapiatte della nuova Applied AI Engineering (ben 50 individual contributor per manager) sfornano tool in modo quasi spontaneo.
Peter Kafka, su Business Insider, coglie un filo che lega questa spinta a quella del metaverso: entrambe servono a sottrarsi alla dipendenza da Apple e Google. In un mondo dove l'agente personale vive nei tuoi occhiali, gestisce i messaggi e negozia con gli agenti altrui, il sistema operativo conta molto meno. Gli oltre $80 miliardi di Reality Labs — spesi in larga parte in hardware, non nei mondi vuoti di Horizon — erano il primo tentativo di possedere la piattaforma. L'AI è il secondo, con lo stesso playbook: visione calata dall'alto e trasformazione radicale, con costi dispersi altrove.
E adesso?
"L'ingegnere avrebbe dovuto sapere" è la risposta di chi scarica sull'umano la responsabilità di un sistema progettato per aggirare i filtri umani. Gli agenti si moltiplicano, parlano tra loro, agiscono in autonomia crescente; gli strumenti per governarli non sono ancora al passo, e le cronache recenti — da OpenClaw che svuotava caselle email ad agenti che ignoravano i comandi di stop — lo confermano.
La differenza col metaverse, però, è che stavolta la scommessa non investe un prodotto ma l'organismo stesso. Se il prototipo non funziona come previsto — com'è già successo con i modelli — smontare un'azienda ricostruita attorno all'AI sarà molto più complicato che spegnere un mondo virtuale che nessuno frequentava.