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Anthropic vuole mettere il 5% delle azioni in un fondo per donazioni e sostegno ai lavoratori colpiti dall’AI

6 min di lettura
Anthropic vuole mettere il 5% delle azioni in un fondo per donazioni e sostegno ai lavoratori colpiti dall’AI

Cos’è successo

Il 18 ottobre Anthropic ha annunciato che, previa approvazione degli azionisti, destinerà il 5% delle sue azioni all’Anthropic Public Benefit Fund, un nuovo fondo per il “bene pubblico” che potrebbe fare grandi donazioni a organizzazioni non profit o “distribuzioni dirette a determinati gruppi di persone”, fra i cui ambiti possibili l’azienda cita gli effetti dell’AI sul lavoro. Alla valutazione di maggio ($965 miliardi) la quota varrebbe circa $48 miliardi, e il consiglio di amministrazione potrà aggiungerne un altro 2% per ogni aumento del 50% del valore dell’azienda oltre una soglia non ancora comunicata. Il fondo sarà una società a responsabilità limitata (LLC) controllata al 100% da Anthropic, e non una fondazione esente da tasse, per poter passare più liberamente da una forma di donazione all’altra; le sue azioni non verranno usate per lobbying o donazioni politiche, mentre i dettagli su governance e soglie arriveranno “nei prossimi mesi”. Contando l’impegno dei cofondatori a donare l’80% delle proprie quote e le azioni che l’azienda aggiunge a quelle donate dai dipendenti (lo fa circa la metà di loro), Anthropic calcola che circa il 20% del suo capitale sarà “dedicato al bene pubblico”.

L’annuncio arriva, non a caso, a poche settimane dalla quotazione in Borsa attesa per novembre, che potrebbe valutare l’azienda intorno ai $2.000 miliardi, dopo un trimestre chiuso con $16,8 miliardi di ricavi. E arriva mentre crescono i timori sul lavoro, tanto che secondo un sondaggio di agosto dell’istituto americano Pew il 71% degli adulti statunitensi pensa che l’AI porterà a meno posti di lavoro nei prossimi due anni. Elon Musk, la cui SpaceX controlla la concorrente xAI, ha risposto che le azioni andrebbero date “direttamente al pubblico” — e ha poi promesso, senza dettagli, una sua azione SpaceX “a ogni bambino americano”. Il venture capitalist David Sacks — noto critico di Anthropic e copresidente del consiglio dei consulenti scientifici di Trump — ha commentato che “resta da vedere se quelle azioni serviranno il bene pubblico”, pur confondendo il 5% del fondo con il 20% complessivo.

Perché conta

L’impegno è grande, per ora sulla carta, e resta sotto il controllo di Anthropic. Il metro per giudicarlo lo offre Anthropic stessa, il cui CEO, per redistribuire i guadagni dell’AI, aveva proposto di passare dalle tasse.

  • Negli Stati Uniti una fondazione privata deve distribuire ogni anno circa il 5% del proprio patrimonio, rendere pubbliche le donazioni e rispettare limiti stretti nei rapporti con i fondatori; con $48 miliardi in azioni non quotate, significherebbe cederne o donarne oltre $2 miliardi l’anno, mentre la LLC di Anthropic non ha questi obblighi. Il prezzo è la trasparenza, perché le LLC filantropiche — scriveva nel 2018 la giurista della Brooklyn Law School Dana Brakman Reiser, a proposito di quelle dei miliardari — offrono flessibilità, riservatezza e controllo a chi le possiede, lasciando al pubblico meno strumenti per capire cosa fanno. In OpenAI circa un quarto dell’azienda è invece in mano alla OpenAI Foundation, una non profit separata e vigilata dai procuratori generali di Delaware e California. Il consiglio di Anthropic che deciderà le quote aggiuntive ha quattro membri su sette nominati dal Long-Term Benefit Trust, un organismo di persone senza azioni né interessi economici nell’azienda; ma i documenti che ne regolano i poteri non sono pubblici, e il fondo segue così lo schema delle altre tutele di Anthropic, pensate per proteggere la missione dagli azionisti più che per rendere conto all’esterno;
  • Il divieto di usare le azioni del fondo per lobbying e donazioni politiche non riguarda Anthropic, che quest’anno ha dato $40 milioni a Public First Action, una non profit americana che finanzia a sua volta i comitati elettorali (super PAC) dei candidati favorevoli alle regole sull’AI (secondo l’azienda, quei soldi non possono servire a influenzare le elezioni). Destinare al fondo le azioni che altre aziende tech usano per premiare i dirigenti ha un merito, ma anche le quote aggiuntive le deciderà il consiglio, e per ora l’entità dell’impegno rimane strettamente una decisione in mano ad Anthropic;
  • Nel maggio 2025, intervistato da Axios, Dario Amodei aveva proposto una “tassa sui token”, cioè di versare allo Stato circa il 3% dei ricavi delle aziende dell’AI perché venisse redistribuito, una soluzione “ovviamente non nel mio interesse economico”, ma “ragionevole”. È di fatto la medesima logica con cui la settimana scorsa il ministro tedesco del digitale Karsten Wildberger ha proposto, in un’intervista al Tagesspiegel, di tassare i ricavi dell’AI in Germania per finanziare riqualificazione e nuovi lavori, salvo correggersi in giornata davanti alle telecamere di RTL e ntv (“voglio crescita grazie all’AI e non parlo di nuove tasse”), segno di quanto l’idea resti scomoda anche per chi la avanza. Il fondo si affianca a quella proposta, ma chi riceve cosa è l’azienda a decretarlo; e sulla sicurezza dei modelli è la stessa Anthropic a dire che la buona volontà non basta, tanto da aver appena presentato ai parlamentari americani una bozza di legge che permetterebbe ai tribunali di bloccare i modelli più pericolosi. Lo stesso criterio deve valere per la redistribuzione: un fondo privato può affiancare le regole, ma non prenderne il posto tout court.

Adesso

  • Anthropic dovrebbe rendere pubblico il prospetto di quotazione nelle prossime settimane, ma i dettagli su governance e soglie del fondo arriveranno “nei prossimi mesi”, forse dopo l’ingresso in Borsa. Chi comprerà le azioni potrebbe quindi farlo senza sapere chi deciderà le spese del fondo, né se e come voterà le azioni che possiede; sulle decisioni più importanti, peraltro, il 50,1% dei voti resterebbe comunque ai sette cofondatori, secondo il piano descritto da The Information;
  • Il fondo da $200 milioni che Anthropic ha già dedicato agli effetti economici dell’AI finanzierà soprattutto studi da $5 a $30 milioni l’uno, compresi test di sostegno al reddito. Se le “distribuzioni dirette” diventassero un programma, bisognerebbe sapere con quali criteri e a chi andrebbero, e per ora l’annuncio non lo dice;
  • Una volta quotata, Anthropic dovrà rispondere anche a nuovi azionisti, e la tassa sui token proposta da Amodei diventerà una presa di posizione contro i loro interessi immediati. C’è poi un rischio meno evidente: un fondo privato che funzionasse bene darebbe a chi la tassa non la vuole un argomento in più per sostenere che non serve.

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