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Xi Jinping riunisce 29 Paesi per costruire l'alternativa cinese all'ordine AI americano

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Xi Jinping riunisce 29 Paesi per costruire l'alternativa cinese all'ordine AI americano

Cos’è successo

Alla sua prima apparizione alla World Artificial Intelligence Conference di Shanghai, il presidente cinese Xi Jinping ha candidato la Cina a un ruolo di guida nell'ordine AI globale. Il giorno precedente, 29 Paesi (tra cui Russia, Brasile e Indonesia) avevano firmato l'accordo costitutivo della World AI Cooperation Organization (WAICO), l'organizzazione intergovernativa che avrà sede nella stessa città e che Pechino vuole rendere operativa “quanto prima”.

Nei prossimi cinque anni, Pechino metterà a disposizione dei Paesi in via di sviluppo 5.000 posti nei programmi di formazione sull'AI e costruirà insieme alle organizzazioni regionali del Sud globale una rete di centri dedicati allo sviluppo di applicazioni. Mazu — il sistema cinese di allerta meteorologica che verrà offerto a 30 Stati — mostra il tipo di tecnologia che il Paese intende esportare. La commissione che guida l'economia cinese ha completato il pacchetto con un piano in otto punti, dal compute fino agli standard tecnici. Xi ha legato il pacchetto ai modelli che presenta come open source e alla promessa di evitare nuove “ingiustizie storiche”. La loro diffusione, nel suo disegno, dovrebbe accompagnarsi a regole capaci di mantenere l'AI sotto controllo umano.

Perché conta

Quando i modelli cinesi entrano nei servizi pubblici, anche essere dietro nella frontiera (ma comunque al secondo posto) può tradursi in influenza, anche al di fuori del perimetro della Grande Muraglia (Airbnb negli USA o Siemens in Europa, ad esempio, usano modelli cinesi). Un governo deve formare chi i modelli usa e, a seguire, adeguare l'infrastruttura al sistema; e più quel lavoro procede, più cambiare fornitore diventa costoso (o anche solo un incubo logistico). La forza cinese, finora, è stata grossomodo questa.

  • I modelli che Pechino chiama open source sono spesso, più precisamente, a pesi aperti: non viene distribuita la ricetta (algoritmica), bensì l’artefatto finale, i cui parametri appresi durante l'addestramento si possono scaricare e adattare in locale, a patto di disporre dell'infrastruttura necessaria. Chi ne ha facoltà può quindi riutilizzare il modello sul proprio territorio, sui propri server, senza inviare ogni richiesta a quelli del relativo lab. Per un governo che teme che una decisione politica gli revochi il servizio (per esempio uno stato sudamericano alle prese con un modello di Google), questa possibilità offre un relativo ma concreto margine di autonomia, reso ancora più appetibile dai prezzi generalmente più bassi;
  • Poche ore prima del discorso, il laboratorio cinese Moonshot AI ha presentato Kimi K3, un modello a pesi aperti. Sia pure ancora dietro ai migliori sistemi americani, è già abbastanza capace da continuare a rendere credibile l'offerta cinese — almeno finché il divario con la frontiera continuerà a tenersi relativamente stretto (se non per le capability più complesse) o le abilità dei modelli supereranno particolari soglie di pericolosità;
  • Nel suo discorso, infatti, Xi ha dedicato una parte sorprendentemente esplicita alla convivenza con “macchine pensanti” e alla necessità di aggiornare continuamente le misure contro una possibile perdita di controllo. Nel lessico dei lab più avanzati quelle sono preoccupazioni di safety, che Xi colloca dentro una risposta fondata sulla supervisione statale proprio mentre promuove una circolazione molto più ampia dei pesi. Una volta usciti dai server del produttore, però, diventa più difficile applicare proprio il controllo umano invocato dal presidente cinese.

Adesso

  • Le 29 firme trasformano in organizzazione un lavoro diplomatico già avviato all'ONU, dove una risoluzione cinese sulla cooperazione internazionale per sviluppare capacità nell'AI è stata approvata per consenso dall'Assemblea generale. Bilancio e strumenti operativi della WAICO restano da definire; il governo ha intanto destinato 2.000 miliardi di yuan in cinque anni a una rete nazionale di data center, meno costosi di quelli americani e serviti da un sistema elettrico che già genera oltre il doppio dell'elettricità statunitense. Base domestica che può sostenere l'offerta cinese, purché ai membri arrivino capacità di calcolo e assistenza tecnica sufficienti a farne un'alternativa utilizzabile;
  • Rispetto alla Pax Silica — l'iniziativa con cui Washington aggrega alleati e partner attorno alla sicurezza delle supply chain AI — la WAICO occupa un perimetro più ampio, esteso alla governance e alla diffusione tecnologica. Gli Stati Uniti conservano però il vantaggio alla frontiera e nell'infrastruttura, e hanno raccolto 35 Paesi attorno all'AI Opportunity Statement, una dichiarazione comune sulla direzione dello sviluppo dell'AI; secondo una fonte citata da Reuters, soltanto uno — forse il Kazakhstan — figurerebbe anche tra i membri di WAICO. Gli export control proteggono quel margine, ma rendono la tecnologia americana più esposta alle decisioni politiche di Washington. A giugno, per esempio, l'amministrazione ha imposto e poi ritirato limiti alla distribuzione estera dei modelli più potenti di Anthropic — un'incertezza che offre a Pechino un argomento migliore di qualsiasi slogan;
  • Quello stesso concetto di sicurezza nazionale, che Xi giudica applicato in modo eccessivamente ampio, potrebbe presto restringere anche l'offerta cinese: Pechino sta già valutando limiti alla distribuzione estera dei modelli più avanzati. Per i Paesi destinatari, l'autonomia promessa dipenderà dal poter ottenere davvero i pesi e continuare a usarli in locale quando cambia il clima politico. Nel frattempo, modelli e standard cinesi possono radicarsi altrove; il primato americano alla frontiera può convivere con un'altra sfera tecnologica costruita attorno alla Cina.

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