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Xi alla Casa Bianca dopo 11 anni invoca il "controllo umano" sull'AI, Trump vuole lasciarla "esattamente dov'è"

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Xi alla Casa Bianca dopo 11 anni invoca il "controllo umano" sull'AI, Trump vuole lasciarla "esattamente dov'è"

Cos’è successo

Il presidente cinese Xi Jinping è arrivato giovedì alla Casa Bianca per la sua prima visita di Stato a Washington in undici anni. In mattinata Donald Trump aveva scritto sul suo social network, Truth Social, che la "superintelligenza" (il nome con cui ha ribattezzato l'AI) sarebbe stata "un tema importante", ma che intendeva "lasciarla esattamente dov'è", aggiungendo che "è anche la posizione della Cina" e che "il nostro guardrail è il Dipartimento di Giustizia (DoJ)". Accanto a lui, Xi ha detto invece che i due Paesi, "nazioni leader" dell'AI, hanno "la capacità e la responsabilità" di garantire che il suo sviluppo resti "sempre sotto controllo umano".

Dopo il colloquio nello Studio Ovale, secondo l'agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua, Xi ha proposto di proseguire il dialogo sull'AI, confrontarsi su rischi e benefici e prevenire insieme gli usi malevoli; Pechino ha poi annunciato una nuova intesa con gli Stati Uniti, senza precisarne il contenuto. La Casa Bianca non ha ancora diffuso il proprio resoconto, e Trump non ha risposto alle domande dei giornalisti. Di concreto, per ora, c'è la proroga della tregua commerciale fino al 10 gennaio, decisa alla vigilia; e sull'AI il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva già avviato nel fine settimana, con il vicepremier cinese He Lifeng, un "dialogo USA-Cina", proponendo anche un sistema per notificarsi gli incidenti a vicenda.

Perché conta

Il giorno prima, all'ONU, i CEO di OpenAI e Anthropic avevano chiesto ai governi di cooperare per tenere l'AI sotto controllo, fino a rallentarne lo sviluppo se necessario. Trump, invece, ha ribadito di non voler porre alcun limite, e a parlare di controllo umano è stato il leader cinese. Nessuno dei due, però, intende frenare: le loro posizioni seguono gli interessi di chi è in testa e di chi insegue, e questo per ora li porta a intendersi su ben poco.

  • Per Trump i timori sull'AI sono una "bufala", chi vince la corsa ha vinto, e a vigilare bastano il Dipartimento di Giustizia e una nuova "AI Force" dai compiti imprecisati. La linea ha una sua logica: non concedere nulla a una Cina che insegue con modelli aperti più economici, né regole che i grandi laboratori scriverebbero a proprio vantaggio. Il DoJ, però, interviene dopo un reato, mentre le aziende chiedono standard comuni per testare i modelli; e a poterli imporre più direttamente è proprio il governo americano, dato che sono americani i laboratori di frontiera. Su questo Trump è isolato anche in patria, persino fra i repubblicani. Il senatore Todd Young ha chiesto al segretario di Stato Marco Rubio di convocare il Consiglio per la sicurezza nazionale sulle minacce legate all'AI, e il principale democratico della commissione Intelligence del Senato, Mark Warner, ha definito "folle" non introdurre subito protocolli di sicurezza obbligatori, dopo che agenti di OpenAI sono entrati nei sistemi del governo australiano;
  • Xi, che pure non ha annunciato alcun rallentamento, ha chiesto che fra i due Paesi ci sia una concorrenza "sana", una gara "a rincorrersi" e non una lotta in cui "uno vince e l'altro perde" (il giorno prima, all'ONU, la Cina aveva proposto un quadro di governance globale "basato sul consenso"). Anche se recupera in fretta, la Cina è indietro, e regole comuni peserebbero soprattutto su chi sta davanti (un funzionario americano sostiene comunque che a Pechino la preoccupazione sia reale). Dai laboratori americani, del resto, arriva un messaggio duplice: la stessa proposta con cui Amodei chiede di rallentare la frontiera punta a preservare il vantaggio americano con i controlli sui chip e la lotta alla distillazione — cioè all'addestramento di modelli cinesi sulle risposte di quelli americani — ed è verosimile che a Pechino la richiesta di sicurezza venga letta come contenimento. Quando Trump dice che anche la Cina vuole lasciare le cose come stanno, insomma, ha ragione sul ritmo dello sviluppo; sulle regole, Pechino la pensa diversamente;
  • Resta la proposta americana di un canale per segnalarsi gli incidenti che toccano la sicurezza nazionale, uno strumento che costerebbe poco a entrambi, perché non limita lo sviluppo. A portarla avanti è Bessent, che secondo il Los Angeles Times preferisce limiti modesti e volontari, mentre Trump nega il problema: per la ricercatrice della Johns Hopkins Samm Sacks è quasi il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Per il direttore del centro sull'AI del CSIS, think tank di Washington, Aalok Mehta, l'utilità del canale dipenderà da chi ci lavorerà e da quanta priorità gli daranno i due governi. Serve comunque a gestire le crisi; prevenirle richiederebbe esattamente le regole sui modelli che Washington rifiuta e Pechino vorrebbe scrivere alle proprie condizioni.

Adesso

  • La Casa Bianca non ha ancora chiarito cosa contenga l'intesa annunciata da Pechino, né se riguardi l'AI. Bessent ha detto che il dialogo si riunirà di nuovo, e lì andrà stabilito se la Cina accetterà il canale proposto dagli americani — e, in tal caso, che cosa valga come incidente, chi lo segnali e in quanto tempo;
  • Trump e Xi dovrebbero rivedersi a novembre, al vertice APEC (il forum economico dell'Asia-Pacifico) di Shenzhen, e a dicembre al G20 di Miami. Secondo Amy Nelson, però, gli accordi sulle tecnologie pericolose arrivano più in fretta solo dopo una crisi, sottolineando come i pur gravi incidenti di quest'estate (come quello che ha coinvolto Hugging Face) non sono evidentemente bastati a far cambiare linea alla Casa Bianca;
  • Il canale proposto da Bessent collegherebbe lui e He Lifeng, cioè i due capi negoziatori commerciali. Ciascuno dei due Paesi ha già una leva da mettere sul tavolo, dacché la tregua prorogata fino al 10 gennaio sospende i controlli cinesi sull'export di terre rare e Washington mantiene i limiti sulla vendita di chip; ed è probabile che la sicurezza dell'AI finisca per diventare una voce di quella trattativa.

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