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Von der Leyen apre il confronto sul rallentamento dei modelli AI più avanzati e punta su 5 settori industriali

Cos’è successo
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen inviterà i principali laboratori AI a discutere come sostenere gli sforzi per rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati. Nel discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre ha raccolto gli allarmi dei loro dirigenti, annunciando anche una maggiore cooperazione con Canada e Regno Unito sulla valutazione dei sistemi. L’incontro non ha ancora una data; nessuna pausa è stata concordata.
Bruxelles vuole anche aumentare la propria capacità di calcolo e portare l’AI nelle industrie europee, con iniziative a novembre in cinque ambiti: salute, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio (questi ultimi considerati insieme). Von der Leyen — in modo forse eccessivamente ambizioso — sostiene infatti che l’Europa possa ricavare il maggior valore dalla tecnologia anche senza essere chi ne sviluppa le versioni più avanzate.
Perché conta
L'apertura segue la proposta di Dario Amodei, CEO di Anthropic, di rendere verificabile un rallentamento dei lab, sostenuta anche da Sam Altman ed Elon Musk. Mentre Trump minimizza i pericoli e insiste sulla necessità di battere la Cina, von der Leyen cita proprio l’attacco degli agenti OpenAI a Hugging Face, la piattaforma che ospita modelli e dati. Nel principale discorso politico della Commissione entra così un problema già concreto, quello di sistemi che aggirano le protezioni predisposte dai loro stessi sviluppatori.
- Agli attacchi informatici sempre più potenti — anche in mano ad attori ostili — si aggiunge l’AI che aiuta a progettare i propri successori, accelerando una corsa in cui la ricerca sulla safety si trova incontrovertibilmente a inseguire; Von der Leyen, dal canto suo, riconosce entrambi i rischi e richiama l’AI Act — il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale — come base per affrontarli. Nel passaggio dedicato alla cooperazione internazionale, però, nomina Canada e Regno Unito senza rivolgere un invito esplicito a Stati Uniti e Cina, da cui quella corsa dipende;
- Per ricavarne benefici economici, la Commissione scommette sui dati delle imprese europee, con cui adattare l’AI a esigenze industriali specifiche (chi riesce a usare un modello per ridurre gli scarti di una fabbrica, ad esempio, può costruirci un buon business anche comprando la tecnologia di base da altri). Il vantaggio di conoscere quell’impianto ha un ovvio valore; sarebbe invece poco sensato aspettare un campione europeo di frontiera — che verosimilmente non arriverà — per sfruttarlo;
- La presidente chiede comunque anche capacità AI proprie, soprattutto per la sicurezza nazionale, e un forte aumento del compute (ancora senza cifre). E se usare meglio i sistemi disponibili e chiedere più cautela nello sviluppo dei successori sono obiettivi compatibili (benché richiedano di saper valutare l’affidabilità di ciò che si adotta), un impiego industriale può avere rischi diversi da un laboratorio di ricerca. La sola destinazione d’uso non li fa certo sparire.
Adesso
- Diciannove Stati, Italia inclusa, preparano un progetto comune sulle tecnologie e sui servizi lungo l’intera filiera AI, accolto dalla Commissione lo stesso 16 settembre. Si serviranno di un IPCEI, lo strumento per sostenere con aiuti pubblici progetti strategici condivisi. Undici Paesi annunciano l’avvio questo mese del confronto preliminare con Bruxelles sugli aiuti previsti: la Commissione dovrà ancora valutarne la compatibilità con le regole europee, con i sussidi non (ancora) autorizzati e il comunicato che non ne indica l’importo complessivo;
- Costruire applicazioni redditizie su modelli stranieri, però, presta naturalmente il fianco alle decisioni dei loro fornitori e dei rispettivi governi. Le restrizioni americane all’accesso fuori dagli USA a Fable e Mythos (i modelli Anthropic) hanno già mostrato quanto possa pesare la sicurezza nazionale. I dati delle imprese europee sono preziosi, ma non garantiscono che il motore AI scelto per usarli continui a essere disponibile — anzi. Diventa pertanto ancor più necessario un impegno per garantirsi l’accesso; sia pur dovendosi “turare il naso”.
- Lavorare poi anche con Canada e Regno Unito sulle valutazioni darebbe all’Europa maggiore autonomia nel giudicare i sistemi acquistati, e uno spazio dove poter incidere realmente senza dover rincorrere in modo velleitario la frontiera tecnica. Test indipendenti aiuterebbero a capire quali impieghi consentire e quali rischi chiedere ai lab di correggere, con competenze ampiamente alla portata (purché adeguatamente remunerate). Occorre però garantirsi l’accesso ai modelli, che l’invito annunciato ancora non assicura. Altrimenti si rischia di comprare dal fornitore, insieme al sistema, anche il giudizio su quanto fidarsene.