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Visita di Keir Starmer in Cina

2 min di lettura

Cosa è successo?

La visita del primo ministro Keir Starmer a Pechino segna l’ultimo di una serie di avvicinamenti di leader occidentali alla Cina all’inizio del 2026. Starmer è volato in Cina il 28-29 gennaio per incontrare il presidente Xi Jinping, il primo premier britannico a farlo in otto anni e parte di un’ondata di visite di governi che includono quello del primo ministro canadese Mark Carney, mentre il cancelliere Friedrich Merz è atteso a Pechino a febbraio.
Durante l’incontro, Starmer ha promosso una relazione “più sofisticata” tra Regno Unito e Cina, con discussioni su commercio, investimenti e cooperazione economica, ottenendo anche l’eliminazione delle restrizioni di viaggio per alcuni parlamentari britannici e accordi su questioni commerciali come visioni e dazi.

Perché è importante?

Questi paesi stanno attivamente cercando un partner alternativo a Washington. Non per sostituirla formalmente, ma per ridurre una dipendenza diventata politicamente ed economicamente rischiosa.
Le politiche di Donald Trump che nei mesi hanno incluso dazi, minacce commerciali e uso sistematico della coercizione economica contro alleati, hanno rotto un presupposto di fondo: l’idea che l’ombrello americano sia sempre affidabile e gratuito. Regno Unito, Canada e Germania stanno quindi esplorando una strategia di diversificazione geopolitica, e la Cina è l’unico attore con massa economica, mercato e capacità politica sufficienti per svolgere questo ruolo. Il riavvicinamento a Pechino non è ideologico né valoriale: è difensivo e pragmatico. Serve a costruire un piano B.

E adesso?

Il riavvicinamento alla Cina resta una strategia in costruzione, non ancora una scelta irreversibile. La minaccia di Donald Trump di imporre dazi del 100% al Canada nel caso di accordi commerciali con Pechino ha già prodotto un primo effetto: raffreddare i tempi politici.
Il primo ministro canadese Mark Carney, pur avendo riaperto il dialogo con la Cina, sta ora prendendo tempo. La pressione americana rende evidente il costo immediato di una scelta alternativa a Washington, soprattutto per un’economia fortemente integrata con gli Stati Uniti.
Il punto chiave, quindi, è questo: vedremo se questi riavvicinamenti si tradurranno in accordi concreti, oppure se resteranno strumenti negoziali per ottenere margini da Washington. La Cina è diventata un’opzione reale, ma il prezzo di attivarla è già salito, e non tutti sono pronti a pagarlo subito.

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