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Verso Alden Biesen: il documento congiunto dell’asse Italia-Germania-Belgio
Cosa è successo?
Italia, Germania e Belgio hanno presentato un documento congiunto sulla competitività europea alla vigilia del ritiro informale dei leader Ue che si terrà al castello di Alden Biesen, su iniziativa del presidente del Consiglio europeo António Costa.
Il testo promosso dall’asse Meloni-Merz-De Wever, punta a mettere sul tavolo una linea chiara: rafforzare il mercato unico, ridurre drasticamente gli oneri burocratici e applicare il principio di neutralità tecnologica nelle politiche industriali e ambientali.
Tra le proposte c’è, infatti, l’introduzione entro fine anno di un “28esimo regime” giuridico: un quadro normativo opzionale, parallelo a quelli nazionali, a cui le imprese possano aderire volontariamente per operare con regole armonizzate in tutta l’Unione, superando la frammentazione dei 27 sistemi.
Il documento chiede inoltre:
- un rafforzamento delle infrastrutture energetiche transfrontaliere per ridurre i prezzi;
- l’attuazione rapida del piano ResourceEU per le materie prime critiche;
- la revisione di strumenti come Cbam ed Ets con l’obiettivo di eliminare oneri non necessari per l’industria;
- un grande intervento di semplificazione normativa, con un possibile “omnibus” sui permessi e un meccanismo di “freno d’emergenza” per bloccare nuovi costi eccessivi durante il processo legislativo.
Perché è importante?
Il documento segna un tentativo di orientare politicamente il dibattito sulla competitività prima ancora che inizi formalmente il confronto tra i 27 Paesi Membri.
Non è solo una lista tecnica di misure: è una presa di posizione strategica. L’asse italo-tedesco, propone di riportare al centro il mercato unico come leva principale di crescita, in alternativa a soluzioni più orientate a nuova spesa comune o strumenti finanziari condivisi, come gli eurobond rilanciati da Emmanuel Macron.
E adesso?
Il ritiro di Alden Biesen sarà un test politico. Il vero banco di prova sarà la capacità dell’Unione di fare quello che finora ha faticato a fare: tagliare davvero norme inutili, accelerare procedure e accettare una governance più coerente. Senza questo salto, la competitività europea resterà un obiettivo condiviso a parole, ma non nei fatti.