News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Venezuela: il ritorno delle sfere di influenza cambia l’ordine globale
Cosa è successo?
Secondo l’analisi di Athanasios G. Platias, quanto sta accadendo in Venezuela va ben oltre una crisi regionale. L’intervento americano segnala una trasformazione strutturale dell’ordine internazionale: il ritorno esplicito delle sfere di influenza come principio guida della geopolitica. L’amministrazione Donald Trump sta rilanciando la Dottrina Monroe non come residuo storico, ma come scelta strategica attiva: l’emisfero occidentale viene definito una zona di influenza esclusiva degli Stati Uniti, dove la presenza di potenze esterne non è più solo sgradita, ma trattata come minaccia strategica da respingere. La novità non è il concetto, ma gli strumenti: coercizione economica, sanzioni, pressione politica e operazioni informative sostituiscono la classica “gunboat diplomacy”.
Perché è importante?
Il nodo centrale è l’energia, ma le implicazioni sono sistemiche. Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere provate al mondo (circa 300 miliardi di barili) e torna cruciale nel calcolo energetico statunitense, soprattutto mentre la domanda cresce per effetto di AI e data center e la spinta dello shale mostra limiti strutturali. Al tempo stesso, Caracas è un teatro chiave della competizione geoeconomica USA–Cina: un ridimensionamento dell’influenza cinese in Venezuela rafforzerebbe indirettamente la dipendenza di Pechino dalla Russia, con effetti a catena sul conflitto in Ucraina. Ma il costo strategico è elevato. Il precedente venezuelano fornisce a Pechino un argomento potente per giustificare analoghe rivendicazioni di sfera di influenza altrove (Taiwan e il Mar Cinese Meridionale in primis) indebolendo la posizione normativa occidentale e la coesione delle alleanze. Inoltre, per gran parte del Sud Globale l’operazione rischia di apparire come imperialismo delle risorse, erodendo la credibilità morale di Washington e complicandone la diplomazia.
E adesso?
Platias avverte sui rischi di entanglement. Assumere la responsabilità di un cambio di regime implica farsi carico di sicurezza, stabilizzazione economica e risultati politici in un contesto segnato da milizie, reti clientelari e un’eredità istituzionale fragile. Senza condizioni eccezionali, come quelle di Germania e Giappone nel secondo dopoguerra, la probabilità di successo è bassa; il rischio è un impegno prolungato, costoso e politicamente tossico. Più in profondità, il caso Venezuela è diagnostico: segnala il passaggio da un ordine basato su regole a uno fondato sulla logica della potenza. In questo mondo, gli Stati “di mezzo” non possono più contare solo su norme e multilateralismo; devono adattare le proprie strategie di sicurezza a un sistema in cui le sfere di influenza tornano a essere strutturali. La posta in gioco non è solo il destino di Caracas, ma la grammatica del potere globale nel XXI secolo.