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Usa: i segnali che arrivano dalle primarie in Texas
Cosa è successo
Il 3 marzo, in Texas si sono tenute le primarie per scegliere, per ciascun partito, i nomi dei candidati al ruolo di senatore.
I risultati sono stati di grande interesse:
- Primarie repubblicane: il nome del candidato non è ancora definitivo. Si andrà al ballottaggio tra John Cornyn (42%, senatore uscente) e il procuratore generale Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump.
- Primarie democratiche per il Senato: vincitore James Talarico: 53,2% contro Jasmine Crockett, sostenuta da Kamala Harris.
Perché è importante
Per effetto della grande polarizzazione degli USA, alle prossime elezioni di midterm di novembre i seggi effettivamente in gioco sono poco meno di venti; di questi venti appena tre sono in ballo al Senato. Questo fa sì che, in realtà, la politica americana sarà decisa da un pugno di collegi i cui risultati avranno uno scarto minimo.
La politica erratica e contraddittoria di Trump, unita ai suoi scarsi risultati in termini di inflazione, fa sì che ci sia grande attenzione su come e quanto la sua base lo seguirà. Perché i democratici espugnino seggi repubblicani, è sufficiente che gli elettori di Trump siano abbastanza scontenti da decidere di non votare, per vincere.
In questo senso i democratici hanno guardato con grande speranza al risultato delle primarie repubblicane in Texas, dove l’appoggio di Trump a Paxton non è stato sufficiente a farlo vincere al primo turno. Anzi: i candidati alle primarie repubblicane in Texas saranno ora costretti a una lunga e costosa proroga di campagna che potrebbe indebolirli in vista delle elezioni vere e proprie.
La vittoria di Talarico tra i democratici, allo stesso tempo, ha mostrato che i democratici dello Stato hanno puntato su un candidato centrista e religioso, che potrebbe guadagnare consenso al centro o tra i repubblicani scontenti.
E adesso?
Adesso inizia una lunga campagna elettorale. Per i Democratici è fondamentale riprendere il controllo del Congresso, così da creare un argine alle politiche trumpiane; per i Repubblicani - e soprattutto per Trump - è fondamentale non perderlo, così da lasciare mano sostanzialmente libera al Presidente. Altri Stati (come l’Iowa, la Georgia, il Maine o l’Alaska) affronteranno primarie che, come quelle texane, daranno il polso, da un lato del ‘potere’ del Presidente di guidare il voto degli elettori (cosa che nel pur repubblicanissimo Texas non sembra essergli riuscita); dall’altro della capacità dei Democratici di scegliere candidati in grado di vincere nei (pochi) seggi in bilico.