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UE, Consiglio Interni: Europol, Patto migrazione e rifugiati ucraini sul tavolo
Il Consiglio Giustizia e Affari Interni (JHA) del 5 marzo ha affrontato tre dossier centrali per la sicurezza interna e la gestione delle migrazioni nell’Unione europea, con implicazioni dirette anche per l’Italia.
Il primo tema riguarda il futuro mandato di Europol. I ministri dell’Interno dei Paesi membri hanno fornito orientamenti politici alla Commissione europea in vista di una proposta legislativa attesa per giugno 2026. L’obiettivo è rafforzare il ruolo dell’agenzia come hub centrale per lo scambio e l’analisi delle informazioni tra le autorità di polizia europee, anche attraverso nuove tecnologie e una maggiore interoperabilità con le altre agenzie dell’UE. Nel dibattito è emersa inoltre la necessità di definire meglio il contributo di Europol nella gestione delle minacce ibride, che includono cyberattacchi, disinformazione e interferenze straniere. Secondo il Consiglio, la riforma dovrebbe rafforzare la cooperazione operativa senza creare nuove strutture istituzionali, mantenendo l’attuale perimetro di competenze dell’agenzia.
Il secondo dossier riguarda l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, che entrerà in applicazione il 12 giugno 2026. La Commissione ha aggiornato i ministri sullo stato di avanzamento delle misure previste dal pacchetto legislativo, tra cui il nuovo sistema Eurodac, destinato a diventare uno strumento centrale per l’identificazione dei richiedenti asilo e il monitoraggio dei movimenti migratori all’interno dell’Unione. L’obiettivo è migliorare la gestione delle frontiere esterne e la cooperazione tra gli Stati membri, riducendo la pressione sui sistemi nazionali di asilo.
Il terzo punto riguarda la transizione dalla protezione temporanea concessa ai rifugiati ucraini dopo l’invasione russa del 2022. Durante il Consiglio è stato discusso il percorso per uscire gradualmente dal regime emergenziale. La Special Envoy dell’UE per gli ucraini, Ylva Johansson, ha sottolineato che «cinque anni sono sufficienti», indicando la necessità di passare a soluzioni più stabili, come permessi di soggiorno nazionali o altre forme di protezione. Il sistema di protezione temporanea, attivo dal 2022 e esteso fino al 4 marzo 2027, ha garantito assistenza a oltre quattro milioni di persone nell’UE.
Perché è importante
Per l’Italia il tema è particolarmente rilevante: circa 170.000 cittadini ucraini beneficiano attualmente di questo regime. La transizione avrà effetti concreti su prefetture, sistema di accoglienza, datori di lavoro con personale ucraino e studi legali specializzati in diritto dell’immigrazione, chiamati a gestire il passaggio verso nuovi status giuridici o eventuali percorsi di rientro.