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Ucraina: Zelensky cede su Druzhba, sì ai fondi UE per riaprire il flusso di petrolio russo

3 min di lettura

Cosa è successo?

L'Ucraina ha ceduto alla pressione europea sul gasdotto Druzhba. Il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato martedì di accettare il supporto tecnico e i fondi di Bruxelles per riparare l'oleodotto di epoca sovietica che trasportava petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia, fermo da gennaio, dopo che raid russi hanno danneggiato una stazione di pompaggio nella regione ucraina di Leopoli. Zelensky ha dichiarato di essere stato "costretto" ad accettare la ripresa dei flussi, chiedendo apertamente: "In che modo questo è diverso dalla revoca delle sanzioni ai russi?".
La svolta è arrivata dopo settimane di stallo: Ungheria e Slovacchia avevano accusato Kiev di bloccare deliberatamente i flussi per ragioni politiche e avevano chiesto un'ispezione esterna del sito danneggiato, bloccando in cambio il prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina, che richiede l'unanimità tra gli Stati membri, e il rinnovo delle sanzioni contro la Russia. La Commissione europea, con la presidente Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio António Costa, ha offerto esperti "disponibili immediatamente". Zelensky ha stimato che i lavori di riparazione richiederanno circa un mese e mezzo.

Perché è importante

La vicenda Druzhba rivela le fratture interne all'Unione Europea in un momento di massima vulnerabilità energetica: i mercati energetici sono sotto pressione per lo shock del prezzo del petrolio provocato dalla guerra in Iran, e la dipendenza residua da forniture russe, anche indirette, torna ad essere una leva politica concreta. Il premier ungherese Viktor Orbán ha costruito la sua campagna elettorale in vista del voto del 12 aprile proprio sul gasdotto, come questione di sovranità nazionale, definendo Zelensky un bugiardo.
Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha liquidato la lettera di von der Leyen come "teatro politico". Nel frattempo, il primo ministro belga Bart de Wever ha suggerito che l'UE dovrebbe normalizzare le relazioni con la Russia, una posizione che il suo stesso ministro degli Esteri Maxime Prévot ha definito un segnale di debolezza. La pressione su Kiev per riaprire Druzhba rischia di incrinare la credibilità dell'intero impianto sanzionatorio europeo verso Mosca proprio nel momento in cui Bruxelles chiede all'Ucraina di reggere militarmente e politicamente.

E adesso?

Il Commissario europeo per l'Energia Dan Jørgensen ha assicurato che l'UE non modificherà la sua politica sanzionatoria verso la Russia, indipendentemente dalla crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente. Ma le contraddizioni restano evidenti: Bruxelles chiede a Kiev di riaprire un gasdotto che trasporta petrolio russo, mentre sostiene formalmente la fase-out dalle energie russe entro il 2028. Zelensky, nella sua risposta alla Commissione, ha rilanciato chiedendo all'Europa di impegnarsi a eliminare definitivamente il petrolio russo entro il 2027. La portavoce della Commissione Paula Pinho ha espresso fiducia nel fatto che il prestito da 90 miliardi possa essere sbloccato prima del vertice dei leader europei di giovedì. Il vero test, però, sarà vedere se Orbán – che ha tutto l'interesse politico a mantenere la tensione fino alle elezioni del 12 aprile – rispetterà gli impegni una volta che i flussi saranno ripristinati.

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