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Trump minaccia nuovi dazi all'Ue in risposta alla multa da 890 mln inflitta a Google dalla Commissione europea

Cos’è successo
Donald Trump ha promesso di avviare immediatamente un'indagine commerciale contro l'Unione europea e minacciato “dazi sostanziali” in risposta alla multa da 890 milioni di euro inflitta a Google. Le due decisioni della Commissione europea contestano il vantaggio accordato ai servizi del gruppo dentro Search e le restrizioni imposte agli sviluppatori su Play; Google ha 60 giorni per adeguarsi.
Il giorno prima, il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer aveva già definito alcune misure europee “un trasferimento forzato di tecnologia e proprietà intellettuale” e sostenuto che il dialogo possa cominciare soltanto durante un “cessate il fuoco”, portando di fatto il Digital Markets Act (DMA) — il regolamento europeo sulle grandi piattaforme — dentro il confronto sui dazi. Al 27 luglio, però, il suo ufficio (USTR) non ha ancora pubblicato l'atto necessario ad aprire formalmente l'indagine.
Perché conta
L'accordo di Turnberry, firmato nel 2025, aveva fissato al 15% il tetto per la maggior parte dei dazi statunitensi sulle merci europee. Washington lega adesso la tenuta di quella tregua alla disponibilità di Bruxelles a rallentare l'applicazione di una propria legge.
- Il miliardo scarso ha un peso di fatto marginale sui conti di Alphabet, che ha molto di più da perdere dalle modifiche imposte a Search e Play. Trump infatti risponde a una sanzione contro Google minacciando l'intero blocco, perché il DMA interviene sul modo in cui un'azienda americana può progettare e distribuire i propri prodotti; definire quelle modifiche un “furto” di proprietà intellettuale consentirebbe a Washington di presentare l'applicazione della legge come un attacco al proprio patrimonio industriale;
- La Casa Bianca contestava già da anni le imposte europee sui servizi digitali e, più di recente, lo stesso DMA, accusato di discriminare i gruppi americani. Con Greer, però, l'enforcement della legge viene legato a doppio filo alla tenuta di Turnberry, tant’è che il giorno successivo Trump alza la posta promettendo un’indagine Section 301 (cioè portando formalmente il DMA dentro il contenzioso sui dazi);
- Bruxelles può imporre quelle regole perché offre l'accesso a uno dei mercati più ricchi al mondo. La minaccia americana proietta però il costo dello scontro ben oltre il settore tech, sulle più ampie esportazioni europee; ogni futura decisione adottata in base al DMA rischia così di aprire un secondo fronte sui dazi, mentre la base di Turnberry resta fragile.
Adesso
- Un post presidenziale ovviamente non basta ad attivare la Section 301 — lo strumento con cui l'USTR può indagare pratiche straniere ritenute discriminatorie o dannose per il commercio americano. Servono un'apertura formale, le consultazioni con Bruxelles e un'istruttoria aperta anche ai commenti pubblici; nei casi che non riguardano direttamente un accordo commerciale, la determinazione arriva in genere entro dodici mesi. La multa resta sotto giurisdizione europea, mentre Washington può farne salire il prezzo economico e politico;
- E se Greer non ha detto nello specifico che cosa Bruxelles dovrebbe sospendere durante il cessate il fuoco, Google si avvicina intanto alla scadenza di settembre, quando termineranno i 60 giorni concessi per adeguarsi. Sospendere o ammorbidire l'enforcement durante il confronto concederebbe di fatto agli Stati Uniti un potere sui tempi di attuazione del DMA;
- Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo, ha già avvertito che nuovi dazi potrebbero far saltare l’accordo di Turnberry e giustificare il ricorso allo strumento anti-coercizione, che permette all'UE di rispondere con dazi o altre restrizioni economiche. La Commissione, per ora, non ha replicato alla minaccia; accettare il cessate il fuoco trasformerebbe la tregua commerciale in un freno esterno all'applicazione delle regole europee.