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Trump firma 2 ordini esecutivi per lanciare entro il 2028 un computer quantistico abbastanza potente da fare ricerca scientifica senza violare i segreti di Stato

Cos’è successo
Donald Trump ha firmato due ordini esecutivi gemelli sul quantum computing con i Ceo di Ibm e Alphabet, Arvind Krishna e Ruth Porat, nello Studio Ovale. Il primo lancia uno sforzo nazionale per costruire un computer quantistico "scientificamente rilevante" - entro il 2028, secondo i tempi indicati alla firma - da consegnare a un laboratorio del dipartimento dell'Energia; e ne rafforza la filiera, i sensori e l'asse con gli alleati. Il secondo accelera la difesa: la migrazione delle reti federali alla crittografia post-quantum, cioè ad algoritmi pensati per resistere ai computer quantistici, passa dalla vecchia scadenza del 2035 al 2030-2031.
I computer quantistici sono macchine rivoluzionarie che sfruttano le leggi della fisica quantistica e i "qubit" per elaborare enormi quantità di informazioni simultaneamente, risolvendo in pochi secondi calcoli complessi che ai supercomputer tradizionali richiederebbero millenni. La cornice è l'urgenza: gli avversari starebbero già rubando dati cifrati per decrittarli un domani, quando avranno il computer giusto — il cosiddetto "harvest now, decrypt later". "Siamo già leader di molto", ha detto Trump alla firma, "e lo saremo di molto di più".
Perché conta
Più che una svolta, è un'accelerazione. La spinta americana sul quantum risale al 2018, al National Quantum Initiative Act firmato dallo stesso Trump, e gli standard di crittografia post-quantum sono pronti dal 2024. Questi ordini, dunque, rilanciano una traiettoria già tracciata. Sotto il clamore, però, corrono due orologi diversi, che la retorica trumpiana fonde in uno.
- Il primo orologio è quello della difesa, e segna il 2030. Anticipare la migrazione ha senso, perché vale la regola del "raccogli ora, decritta poi" di cui sopra: i dati intercettati oggi restano vulnerabili il giorno in cui un computer quantistico saprà romperne la cifratura — il cosiddetto "Q-Day" — e quel giorno non si può datare. Il secondo orologio è quello della macchina, molto più in là nel tempo. Il computer "scientificamente rilevante" promesso per il 2028 lo presenta la stessa Casa Bianca come un passaggio intermedio: capace di qualche calcolo utile per il progresso scientifico, ma non per rompere alcuna cifratura. Tra i due c'è un abisso, e il messaggio politico lo richiude — "siamo leader, costruiamo e difendiamo ora" — come se la macchina più potente fosse dietro l'angolo. Anticipare la difesa è prudenza sana; spacciare un traguardo scientifico modesto per l'avvento del computer che rompe le cifrature è un'altra cosa;
- Soprattutto, il quantum riceve ora lo stesso trattamento dell’AI e dei semiconduttori. C'è la mano industriale: a maggio il governo ha promesso oltre 2 miliardi di dollari a nove aziende quantistiche, arrivando a prenderne quote azionarie di minoranza, e ora aggiunge commesse garantite in anticipo e una macchina pagata con fondi pubblici — lo Stato come primo cliente e azionista insieme. E c'è la mano difensiva: controlli all'export armonizzati con gli alleati (l'asse battezzato "Pax Silica"), porte chiuse ai "Paesi di interesse", una squadra di controspionaggio dedicata. Sono gli stessi strumenti — soldi pubblici, controlli all'export, blocchi e alleanze — con cui Washington governa da mesi l'intelligenza artificiale e i chip. Più che una politica sul quantum, è una dottrina che marchia, una dopo l'altra, ogni tecnologia di frontiera;
- Molto, di tutto ciò, non nasce oggi: la scadenza c'era già (al 2035), gli standard pure, e la strategia quantistica ha già sette anni. Le due mosse fresche sono altre — anticipare di un lustro la migrazione e comprare pezzi dell'industria — e legano lo Stato a un settore che potrebbe non rispettare i tempi. Gli Stati Uniti il quantum lo guidano, sul piano commerciale; al banco di prova c’è il capire se la spinta pubblica trasformerà i traguardi da laboratorio in un computer usabile prima che l'entusiasmo si sgonfi, e se la migrazione (enorme e noiosa, su ogni sistema federale e ogni fornitore) sarà davvero finita nel 2030.
Adesso
- Sul fronte cripto, la macchina burocratica parte: ogni agenzia nomina un responsabile della migrazione entro 30 giorni, il NIST — l'istituto federale degli standard — farà da apripista con un progetto pilota entro il 2027, i fornitori del governo dovranno adeguarsi entro il 2030. L'applicazione è comunque morbida: chi sfora spiega all'ufficio del bilancio il perché e tutto resta "subordinato alla disponibilità di fondi" — è la clausola che svuota molti ordini esecutivi. Il divario tra dove sono le organizzazioni oggi e dove dovrebbero arrivare, avverte chi lavora nel settore, è significativo;
- Sul fronte della costruzione, il 2028 dirà poco sul Q-Day: il computer "scientificamente rilevante" resta lontano dalla macchina che rompe le cifrature, e gli scettici ricordano che il campo ha ostacoli enormi davanti. Intanto i titoli quantistici volano, e le quote pubbliche legano una fetta di credibilità del governo a un calendario che lo stesso non controlla;
- Nel quadro più ampio, con questi ordini il quantum entra più o meno nel medesimo recinto di AI e chip, e con gli stessi arnesi. È un'impostazione coerente e, sui fondamentali, sensata. Il vantaggio commerciale americano c’è ed è concreto, ma la crittografia va aggiornata per tempo, dacché anche di questa corsa non si conosce bene la lunghezza.