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Trump blocca in extremis l’ordine sulla sicurezza dell’AI dopo le pressioni della Silicon Valley

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Trump blocca in extremis l’ordine sulla sicurezza dell’AI dopo le pressioni della Silicon Valley

Cos’è successo

Il 21 maggio, a poche ore da una cerimonia già organizzata alla Casa Bianca, Donald Trump ha rinviato un ordine esecutivo su AI e cybersecurity. La bozza prevedeva uno schema volontario in cui le aziende avrebbero potuto dare al governo accesso ai modelli di frontiera fino a 90 giorni prima del rilascio pubblico, per testarne i rischi cyber e preparare difese. Tra mercoledì sera e giovedì mattina però, secondo più fonti, David Sacks, Elon Musk e Mark Zuckerberg hanno parlato con il presidente per contestare il merito del testo. Trump ha poi spiegato il rinvio dicendo di non voler fare nulla che mettesse a rischio il vantaggio americano sulla Cina. La contestazione si è concentrata sul rischio che anche uno schema volontario potrebbe rallentare l’industria.

L’ordine cercava di dare una forma politica al problema aperto da Mythos e dai modelli con capacità cyber avanzate da settimane. Quando un sistema può trovare falle prima dei difensori, il governo vuole vederlo in anticipo e usarlo anche per rafforzare le reti più esposte. Il rinvio mostra però quanto sia sottile, a Washington, la linea tra sicurezza nazionale e sospetto di autorizzazione preventiva.

Perché conta

  • Il documento era già arrivato alla soglia della firma, dacché le aziende erano state informate e alcuni tra i dirigenti invitati erano già in viaggio per Washington. Secondo Politico, Sacks era stato aggiornato e sembrava essere d’accordo con l’ordine, ma proprio tra mercoledì notte e giovedì mattina ha cambiato linea, chiamando Trump e spostando la discussione dal rischio cyber alla velocità di rilascio.
  • Una clausola della bozza escludeva esplicitamente licenze e permessi obbligatori, ma anche questo morbido caveat non è bastato. Per l’industria — che pure in pubblico si riempie spesso la bocca sulla necessità di controlli di sicurezza e regulation — un canale volontario può diventare prassi e poi standard minimo per uscire sul mercato — da non credere! Da qui la pressione per ridurre da 90 a 14 giorni la finestra di accesso anticipato.
  • La posizione non era uniforme da parte delle aziende, in ogni caso: OpenAI risultava (stranamente) più disponibile a sottoporsi allo schema, mentre altri attori hanno portato a Trump il linguaggio del rallentamento. Anche dentro l’amministrazione il disegno era ibrido, con intelligence, Treasury e agenzie tecniche chiamate a governare pezzi diversi della stessa procedura.

Adesso

  • Il prossimo testo, se arriverà, nascerà già sotto il segno del compromesso. La finestra sarà probabilmente più corta e il linguaggio ancora più allergico all’idea della necessità di una vera e propria autorizzazione preventiva. Ogni limatura, però, riduce naturalmente la capacità del governo di vedere i modelli prima che diventino disponibili anche ad attori ostili, rendendo il quadro poroso.
  • Chi difende reti finanziarie, sanitarie o locali rimane esposto allo stesso problema. I modelli capaci di trovare falle possono aiutare a chiuderle, ma solo se arrivano in tempo e dentro un canale affidabile. Senza una regia federale, la distribuzione dell’accesso rimane nelle mani dei laboratori e della loro tolleranza al rischio — sempre più soggetta alle spinte commerciali.
  • La politica americana dell’AI continuerà a passare dal filtro della competizione con Pechino. Anche una misura pensata per proteggere reti critiche americane diventa fragile se può essere raccontata come un freno alla corsa. In quel caso, bastano poche telefonate dell’ultimo minuto per riscrivere l’equilibrio.

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