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Tra licenziamenti, acquisizioni e assunzioni di lusso, Meta si riorganizza (intorno all’AI)

3 min di lettura

Cosa è successo

Nell’arco di circa quarantott’ore, Meta è stata colpita da un piccolo terremoto organizzativo. In primis, come previsto, ha tagliato alcune centinaia di dipendenti tra vendite, recruiting, Reality Labs e global operations — il secondo round del 2026, dopo i mille di Reality Labs di gennaio. Quasi contemporaneamente, ha portato a bordo il team di Dreamer — startup in beta da un mese, con $56 milioni raccolti a valutazione $500 milioni — attraverso una licenza non esclusiva che mantiene Dreamer come entità separata ma spedisce i fondatori Hugo Barra, David Singleton e Nicholas Jitkoff nel Meta Superintelligence Labs sotto Alexandr Wang. Poi ha annunciato stock option per i suoi top executive (Cox, Bosworth, Li, Olivan, Powell, Mahoney) legate a target di prezzo che vorrebbero il market cap raggiungere l’assurda cifra di $9 trilioni entro il 2031 — le prime dalla IPO del 2012, con Zuckerberg fuori perché di equity ne ha già in abbondanza. Infine ha affidato a Bosworth la supervisione di "AI for Work", l'iniziativa per rendere AI-native l'intera forza lavoro, e reso pubblica la struttura orizzontale di Applied AI Engineering con ratio di 1:50 tra manager e ingegneri.

Perché è importante

Dopo il sostanziale writeoff del filone metaverse, l’azienda sta dovendo riconvertire se stessa prima che i suoi prodotti. I tagli colpiscono funzioni non-core — personale in recruiting e vendite, non ingegneria — e liberano budget che confluisce direttamente in capex AI, già a $115-135 miliardi per il 2026, mentre lo stock plan — ambizioso ai limiti dell’assurdo — trasforma i vertici in soci della scommessa: chi rimane incassa solo se Meta raggiunge obiettivi che presuppongono un'azienda radicalmente diversa da quella attuale. Dreamer porta in casa un team che aveva già costruito un agente personale funzionante, con migliaia di utenti, in un mese di beta — esattamente il prodotto su cui Meta vuole scommettere. Bosworth che prende "AI for Work" chiude un po’ il cerchio di una trasformazione che, come abbiamo detto più volte, dev’essere culturale prima che organizzativa, e partire dunque dall'interno.

Ma anche concreta sul piano della ricerca e dell’ingegneria: Meta sta spendendo centinaia di miliardi in infrastruttura AI mentre i suoi modelli arrancano, e incatenare i sei executive più vicini al nucleo decisionale al successo di quella scommessa è la misura più chiara di quanto l'azienda senta il terreno muoversi.

E adesso?

Il ratio 1:50 di Applied AI Engineering presuppone un tooling interno che per ora non è ancora all'altezza. MyClaw, l'agente personale con accesso a chatlog e file dei dipendenti, è in fase di rilascio ma non è ancora il prodotto finito, e anche l’integrazione con Manus richiederà un po’ di tempo. La fabbrica continua a montarsi mentre il prototipo è ancora sul banco; e benché Zuckerberg ci creda abbastanza da scommettere l'intera struttura organizzativa, il mercato, con il titolo giù del 9% da inizio anno, è per ora più cauto. Chi dei due avrà ragione lo inizieremo a capire non prima dell’arrivo del prossimo modello flagship, Avocado — posto che alla fine arrivi davvero.

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