News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Terre rare: l’UE sotto pressione tra Cina e de-risking
Cosa è successo?
La Cina ha ampliato le restrizioni all’export di terre rare da sette a dodici elementi, aggravando le tensioni sulle materie prime critiche. Pechino controlla circa il 60% della produzione e il 90% della raffinazione, rendendo l’UE strutturalmente dipendente. Le nuove licenze, difficili da ottenere, stanno già colpendo automotive, elettronica, difesa e tecnologie verdi europee. Le misure nascono come risposta ai dazi USA (fino al 54%), ma l’UE diventa danno collaterale della disputa Washington-Pechino, come mostrano i contatti diplomatici frenetici degli ultimi giorni.
Perché è importante?
Per Bruxelles si tratta di coercizione economica: la vulnerabilità delle supply chain mette a rischio competitività e sicurezza industriale. La Commissione valuta l’uso della “cassetta degli attrezzi”, incluso il meccanismo anti-coercizione (ACI), finora mai applicato.
E adesso?
L’UE accelera il de-risking: diversificazione dei fornitori (Australia, Canada, Ucraina, Kazakistan, Cile, Groenlandia), più raffinazione europea e il piano ReSourceEU (acquisti congiunti e stoccaggi). Il 2025 sarà decisivo per sovranità industriale e rapporti con Pechino.