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Temu rischia una multa fino all'1% del fatturato, avrebbe ostacolato l'ispezione Ue sui sussidi esteri

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Temu rischia una multa fino all'1% del fatturato, avrebbe ostacolato l'ispezione Ue sui sussidi esteri

Cos’è successo

Tra il 2 e il 5 dicembre 2025, la Commissione europea ha ispezionato senza preavviso i locali di WhaleCo a Dublino, la controllata con cui il gruppo cinese PDD Holdings opera Temu nell'Ue. L'indagine cerca di stabilire se il marketplace abbia ricevuto sovvenzioni estere potenzialmente distorsive; ora Bruxelles accusa preliminarmente Temu di aver ostacolato quegli accertamenti.

Gli ispettori non avrebbero ricevuto le informazioni richieste sull'organizzazione europea della società e sui suoi sistemi informatici, oltre a specifici documenti e registri aziendali. Temu sostiene di aver cooperato pienamente e nega di dipendere da aiuti esteri: i propri flussi di cassa, afferma, bastano a finanziare le attività nell'Unione. La contestazione riguarda soltanto il comportamento durante l'ispezione — e, se confermata, può costare fino all'1% del fatturato annuo totale. Il merito dell'indagine sui sussidi rimane aperto.

Perché conta

A maggio, con una multa da €200 milioni sotto il Digital Services Act, Bruxelles aveva contestato a Temu una valutazione troppo debole dei rischi legati alla vendita di prodotti illegali. L'ispezione entra ora nei capitali che hanno accompagnato una crescita arrivata a 130 milioni di utenti europei. La Commissione sta così scomponendo il modello Temu, applicando regimi diversi alla gestione del marketplace e alla possibile origine del suo vantaggio economico.

  • Per anni l'Ue ha controllato gli aiuti concessi dai propri governi, lasciando fuori da un vaglio equivalente quelli provenienti da Paesi terzi. Il Regolamento sulle sovvenzioni estere (FSR) chiude la falla e, dal 2023, consente alla Commissione di aprire indagini d'ufficio: un sostegno concesso altrove entra nel suo raggio d'azione quando può falsare la concorrenza nel mercato unico;
  • Per ricostruire un eventuale sostegno estero, gli ispettori devono poter vedere come un'azienda è organizzata e consultare i suoi registri. Il regolamento rende quindi la cooperazione un obbligo autonomo, esigibile prima che il sussidio sia provato; altrimenti, le informazioni più utili a dimostrarlo rimarrebbero proprio fuori portata;
  • Prezzi bassi e crescita rapida possono motivare un controllo, ma non provano l'esistenza di aiuti pubblici. Temu attribuisce la propria espansione ai ricavi del business, mentre l'indagine deve ancora accertare se abbia ricevuto sovvenzioni estere e se queste abbiano prodotto una distorsione nell'Ue. La contestazione sull'ispezione riguarda questo passaggio preliminare, quando Bruxelles raccoglie i documenti necessari a stabilirlo.

Adesso

  • Temu potrà rispondere alle conclusioni preliminari prima della decisione finale. L'1% rappresenta il tetto previsto dal regolamento, non una sanzione già decisa; Bruxelles deve ancora valutare le osservazioni dell'azienda e stabilire se la mancata cooperazione ci sia stata;
  • E mentre Temu prepara la replica, l'indagine sui sussidi continua. Quando un'impresa non collabora, il FSR permette alla Commissione di decidere usando gli elementi disponibili — con un esito che può essere meno favorevole di quello che sarebbe emerso da informazioni complete. Chiudere una porta agli ispettori, insomma, non chiude certo il caso;
  • Bruxelles sta seguendo Temu dopo che il marketplace si è già radicato nel mercato europeo, senza attendere una nuova acquisizione o una gara pubblica. Dalla capacità di ricostruire a posteriori l'origine dell'eventuale vantaggio dipenderà gran parte della forza del potere d'ufficio introdotto dal FSR.

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