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Ted Cruz sta prendendo le distanze da Trump?

3 min di lettura

Cosa è successo?

Pochi giorni fa il sito di informazione Axios è entrato in possesso di una registrazione audio nella quale il senatore del Texas (e in teoria fedele alleato del presidente Trump) usa toni di forte critica nei confronti del presidente e del suo vice, JD Vance, che definisce come poco meno di un ventriloquo del podcaster di estrema destra Tucker Carlson. Oltre a rivolgere critiche personali a Trump e Vance, Cruz entra anche nel dettaglio delle loro politiche che considera quanto più lontano ci possa essere dal repubblicanesimo americano: i dazi commerciali e l’isolazionismo in politica estera. Politiche che Cruz esecra e che, qualora si impegnasse in una corsa per il 2028, sarebbe pronto a smantellare.

Perché è importante?

Perché la presenza di questa registrazione ci dice molto non solo delle divisioni interne al Partito Repubblicano (note e vociferate da tempo), ma anche di quali siano le linee di faglia attorno a cui si concentrano queste divisioni. Al centro di queste divisioni e della sempre maggiore difficoltà di allinearsi al Presidente non ci sono questioni legate ai diritti civili o alla gestione delle istituzioni da parte del Presidente. Al contrario ci sono molto prosaiche e precise questioni politiche ed economiche, che vanno molto oltre la MAGA/non MAGA, che abbiamo visto crearsi tra il 2016 e il 2024.
Non solo, ma le parole di Cruz rendono chiaro come la partita per il Congresso sia aperta e che almeno sino a qui non veda i repubblicani in vantaggio. Cruz dice esplicitamente che, se continua di questo passo, Trump rischia di perdere il controllo del Congresso.
Questo è interessante nell’ottica della campagna elettorale per le elezioni di medio termine. Per due ragioni:

  • Trump potrebbe perdere il sostegno di parte del suo stesso partito: Se i tassi di approvazione di Trump dovessero continuare a scendere, sempre più deputati e senatori potrebbero prendere le distanze dal presidente, mettendolo nella condizione di trovarsi con una maggioranza erosa, qualunque sia il risultato del voto.
  • Allontanarsi da Trump potrebbe essere una scommessa pericolosa per i deputati e i senatori che osassero farla. La base di Donald Trump ha dimostrato più volte di non essere particolarmente estesa, ma, per converso, di essere molto coesa e compatta e capace di ribaltare un esito elettorale.

E adesso?

Nei prossimi mesi è ragionevole aspettarsi un riallineamento delle truppe repubblicane, che probabilmente si sposteranno sulla base dei sondaggi e soprattutto delle richieste e del sentire degli elettori dei loro collegi, specie quelli più in bilico. Non ha senso aspettarsi, almeno un questa fase, uno scisma tra Trump e i suoi senatori e deputati. La compattezza dei ranghi parlamentari trumpiani dipenderà soprattutto dalla tenuta dell’economia e dalla popolarità del Presidente. Se questa calerà ancora, i suoi deputati faranno finta di non averlo mai conosciuto; se questa crescerà i suoi deputati gli saranno fedelissimi.
Inoltre, occorre ricordare che Trump è al secondo mandato e dal giorno dopo le elezioni per il Congresso saremo nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali del 2028 e quindi gli esponenti più forti del partito (come, appunto, Ted Cruz, cercheranno di ritagliarsi una loro visibilità).

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