News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
Standard tecnici: il nuovo campo di battaglia geopolitico
Cosa è successo?
Il World Development Report 2025: Standards for Development della World Bank mostra che la partecipazione alla definizione degli standard internazionali è fortemente asimmetrica. I Paesi a basso e medio reddito occupano meno di un terzo dei comitati tecnici ISO, e una quota ancora più ridotta negli organismi non intergovernativi dove si definiscono molte regole di fatto. Questa esclusione pesa sempre di più perché gli standard oggi regolano ambiti strategici: AI, infrastrutture digitali, rendicontazione climatica, finanza, biotecnologie. Il rapporto evidenzia anche un paradosso: proliferano standard per prodotti a basso rischio, mentre permangono vuoti per tecnologie di frontiera, in un contesto di crescente frammentazione dovuta alle tensioni geopolitiche.
Perché è importante?
“Chi controlla gli standard, controlla il mercato”. La standardizzazione è diventata uno strumento di potere geopolitico: fissare protocolli e requisiti tecnici significa determinare accesso ai mercati, lock-in tecnologici e vantaggi competitivi di lungo periodo. I Paesi che restano standard takers (costretti ad adottare regole scritte da altri) rischiano dipendenze strutturali, soprattutto nei settori ad alta intensità tecnologica, dove gli standard anticipano (o sostituiscono) la regolazione formale.
E adesso?
La competizione globale si sposta dai dazi alle norme. Per ridurre il rischio di dipendenza, il rapporto indica la necessità di investire nella capacità di partecipazione ai forum di standard-setting, rafforzare le istituzioni nazionali della qualità e promuovere coordinamento e mutuo riconoscimento tra blocchi. In assenza di un rinnovato multilateralismo tecnico, la frammentazione degli standard potrebbe diventare una delle principali linee di frattura dell’economia globale.