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SpaceX scommette su AI e data center orbitali in vista della quotazione in Borsa

Cosa è successo
Nelle ore successive all'annuncio del deal tra SpaceX e Cursor, sono emersi due dettagli che affinano la lettura dell'operazione.
- Il primo: Microsoft aveva valutato un'acquisizione di Cursor prima che SpaceX chiudesse il suo accordo, e scelto di non procedere;
- Il secondo, più interessante, è che la bozza del prospetto riservato per l'IPO di giugno, di cui hanno preso visione The Information e altri, rivela un'architettura di governance più articolata di quanto i comunicati ufficiali lasciassero intendere.
Musk ha acquistato personalmente 1,4 miliardi di azioni SpaceX da dipendenti ed ex dipendenti per consolidare la sua posizione. La struttura prevede azioni di classe B con diritto di voto decuplicato in suo favore. Gli incentivi azionari aggiuntivi sono legati al raggiungimento di una capitalizzazione di 6,6 trilioni e alla costruzione di data center orbitali capaci di erogare 100 terawatt di compute all'anno (fino a 60 milioni di azioni) e — tutto vero — ad una colonia su Marte con almeno un milione di abitanti (fino a 200 milioni di azioni).
Il prospetto stesso definisce però entrambi gli obiettivi "in fase iniziale, con significativa complessità tecnica e tecnologie non dimostrate"; i futuri azionisti pubblici, infine, saranno obbligati all'arbitrato in caso di controversie: nessuna class action possibile.
Perché è importante
Microsoft non è un osservatore qualunque del mercato AI coding. Ha costruito GitHub Copilot, ha investito miliardi in Anthropic e OpenAI, e dispone di una visibilità sul settore che pochi possono eguagliare. Eppure, di fronte a Cursor, ha deciso di non fare un'offerta — la valutazione dell'acquirente più informato in circolazione, che ha visto il problema di fondo e ha ritenuto di non volerlo risolvere con un'acquisizione. SpaceX ha fatto una scelta diversa, per ragioni che hanno più a che fare con la narrativa del roadshow che con la logica industriale pura; il prospetto spiega a chi tocca pagare se quella narrativa non si traduce in risultati.
- La struttura l’ha identificata con precisione Matt Levine su Bloomberg: i 10 miliardi, più che una breakup fee, sono il costo di un'opzione d'acquisto (il diritto di decidere dopo l'IPO senza dover rifare le carte adesso, in pratica), che fanno guadagnare a SpaceX tempo e flessibilità mentre Cursor incassa abbastanza da rendere l'accordo conveniente a prescindere dall'esito. Nel perimetro entro cui tutto questo andrà giudicato, il controllo è quasi irremovibile e concentrato su Musk, gli incentivi sono legati ad obiettivi che il documento stesso non garantisce, e gli strumenti legali degli azionisti sono compressi prima ancora che l'IPO apra.
- Il mercato sarà chiamato a prezzare non solo Starlink — parte sana del pacchetto, con otto miliardi di ricavi nel 2024, — ma anche tutto il resto: un lab AI che il suo stesso presidente definisce "chiaramente indietro" rispetto ai competitor mentre sono in ballo 60 miliardi per un deal, da una parte; e dall’altra un'agenda spaziale che passa dai data center nello spazio e arriva fino alle colonie marziane, sapendo che se quella parte della promessa non si materializza la struttura è progettata perché la risposta non sia una causa collettiva.
E adesso?
- L'IPO è attesa per giugno, con un target di raccolta intorno ai 75 miliardi e una valutazione sontuosa fino a 2 trilioni. Ai futuri azionisti spetterà decidere quanto di quel premio attribuire a ciò che SpaceX sa già fare — e quanto alla promessa di ciò che ancora non esiste. Senza la possibilità di ricorrere ai tribunali se il conto non torna.