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SpaceX prepara ufficialmente la sua IPO faraonica per finanziare l'AI con 18,7 miliardi di ricavi

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SpaceX prepara ufficialmente la sua IPO faraonica per finanziare l'AI con 18,7 miliardi di ricavi

Cos’è successo

SpaceX ha pubblicato il filing per quotarsi sul Nasdaq (e Nasdaq Texas) con il ticker SPCX. La società ha chiuso il 2025 con $18,7 miliardi di ricavi, in crescita dai $14 dell’anno prima, ma con $4,9 miliardi di perdita netta. Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono saliti a $4,7 miliardi; la perdita netta a $4,3 miliardi.

Nei conti entrano già xAI e X. SpaceX ha acquisito xAI a febbraio, mentre X era già stata incorporata dentro xAI nel 2025. Starlink ha generato $11,4 miliardi di ricavi e $4,4 miliardi di utile operativo nel 2025. La divisione AI, invece, $3,2 miliardi di ricavi e $6,4 miliardi di perdita operativa. Prima dell’offerta, Musk controlla l’85,1% dei diritti di voto.

Perché conta

Arrivare in Borsa con questi numeri significa chiedere al mercato di valutare un oggetto ben più spigoloso e articolato della SpaceX entrata nell’immaginario pubblico. Starlink porta ricavi veri, Starship promette l’accesso allo spazio a costi più bassi e xAI dovrebbe usare razzi, satelliti e data center come fondamenta fisiche per l’AI.

  • A fine marzo, Starlink contava 10,3 milioni di abbonati, quasi il doppio di un anno prima, e nel primo trimestre ha generato il 69% dei ricavi di SpaceX. Per quanto Starship regga l’immaginario industriale, oggi è la connettività satellitare a fornire la base ricorrente e profittevole che può portare tutto il resto in Borsa;
  • Con xAI dentro SpaceX, però, il capitale ha un ordine di grandezza diverso. Nel 2025 la divisione AI ha assorbito $12,7 miliardi di capex, più di Space e Connectivity messi insieme; e altri $7.7 miliardi nel solo primo trimestre 2026. SpaceX lo presenta come il prezzo del controllo della stack fisica, dal compute all’energia fino ai data center e — se la roadmap regge — alle infrastrutture orbitali;
  • Su quel controllo della stack SpaceX appoggia il numero più ambizioso del prospetto, un TAM da $28,5tn, di cui $26,5 da infrastruttura AI, applicazioni enterprise, advertising e abbonamenti. I contratti di compute rendono il racconto meno teorico, ma la parte decisiva passa ancora da capacità da dimostrare, soprattutto Starship pienamente riutilizzabile e data center in orbita non prima del 2028.

Adesso

  • Il roadshow partirà dalla casella che il filing lascia vuota, il prezzo. Le fonti di mercato parlano di una raccolta tra $50 e $75 miliardi e di una valutazione attorno a $1,75tn. A quel livello, Starlink sarebbe la base misurabile della promessa più grande di trasformare SpaceX nella physical-stack company più estrema dell’AI. Ambizioso, tutt’altro che semplice;
  • Chi compra, però, troverà una governance quasi senza contrappesi. Ora, prima dell’offerta, Musk controlla l’85,1% dei diritti di voto, guida anche Tesla e ha pacchetti azionari legati a obiettivi quasi mitologici, dalla colonia su Marte ai data center spaziali. L’IPO offre potenziale industriale, ma pochissime leve per correggere la traiettoria;
  • Fuori da SpaceX, l’IPO darebbe un prezzo pubblico all’idea che il valore AI si concentri dove ci sono energia, compute, chip, reti e distribuzione sotto il medesimo tetto. Un debutto fragile sposterebbe invece l’attenzione sul punto più scomodo del prospetto, perché Starlink è reale ma potrebbe non bastare, da sola, a pagare il conto di xAI.

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