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Sorpresa: i dazi di Trump hanno peggiorato la bilancia commerciale USA
Cosa è successo?
Secondo i dati del Bureau of Economic Analysis pubblicati giovedì, i dazi di Trump non solo non hanno ridotto il il divario tra il valore dei beni importati dagli Stati Uniti e quello dei beni esportati, ma al contrario lo hanno aumentato del 5,7% nel 2025, il che tradotto significa che il deficit commerciale degli USA ha raggiunto il record di 1,2 trilioni di dollari nel 2025.
Perché è importante?
- Perché una delle promesse elettorali chiave di Trump era stata quella di rimettere in sesto (più di quanto già non fosse) l’economia USA attraverso la fine, o la consistente riduzione delle importazioni. I dati hanno dimostrato che i dazi, in questo senso, non funzionano. Non servono a rilanciare la produzione interna USA, ma solo a rendere più costose le importazioni.
- Perché i dati rivelano che le importazioni si sono semplicemente spostate dalla Cina ad altri paesi come Messico e Vietnam, senza ridurre la dipendenza dall'estero.
- Perché da settimane si attende una sentenza della Corte Suprema in merito alla legittimità dei dazi. In buona sostanza la Corte deve decidere sulla legittimità dell’imposizione presidenziale dei dazi, senza l’approvazione del Congresso.
- Il punto attorno a cui ruota la sentenza è questo: i dazi sono imposte o misure di politica estera? Se sono imposte, allora, il Presidente non ha il potere di imporli senza passare dal Congresso; se sono misure di politica estera, allora sì.
- I dati attuali dimostrano però che i dazi non stanno "affrontando" o risolvendo il deficit commerciale, e questo li trasforma in mere imposte sui cittadini americani (che in ultima istanza li pagano) senza l’approvazione del Congresso.
E adesso?
La sentenza della Corte Suprema era attesa per la fine del 2025. Il grande ritardo nella sua emissione lascia supporre che non ci sia accordo tra i giudici rispetto a una decisione così delicata.
L’Italia procede con modifiche unilaterali alle norme UE sulle emissioni e la Commissione europea punta i riflettori sulle scelte del governo Meloni. “I nostri esperti stanno analizzando i testi” e ne effettueranno una “revisione completa”, ha annunciato Anna Kaisa Itkonen , portavoce dell’esecutivo UE per le questioni energetiche. Al centro di questo lavoro tecnico c’è il decreto energia italiano, appena approvato dal Consiglio dei ministri, che mira a separare il costo dei certificati di emissione di gas serra, al centro del sistema ETS, dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come l’idroelettrico o il solare, al fine di ridurre i costi in bolletta per famiglie e imprese.
Bruxelles vuole avere un quadro chiaro prima di commentare una misura recentemente adottata e verificarne la compatibilità con le norme UE, il vero nocciolo della questione che sta richiedendo tempo. L'approccio cauto evita scontri pubblici tra Roma e Bruxelles, che non necessariamente possono essere rinviati a data da destinarsi.